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Quiete con Berlusconi? Le condizioni di Fini: “Legalità prima di tutto”

La vicenda della legge bavaglio, quella che vuole non solo mettere limiti alla pubblicazione delle intercettazioni da parte dei giornali, ma anche alle intercettazioni stesse da parte delle forze dell’ordine, si sta tingendo di colori strani e misteriosi, i cui barattoli sembrano esistere solo in Italia: a leggere quanto scrive il quotidiano Repubblica oggi c’è da rimanere quanto meno perplessi.

Berlusconi non sa a che santo votarsi, la legge è ferma, nella maggioranza i malumori crescono, la Lega mostra irritazione.

Questo dà forza a Gianfranco Fini, che ne approfitta per dettare le sue condizioni per una tregua con Silvio Berlusconi.

A quanto scrive Repubblica, Fini punta sulla legalità, tanto che andrà anche alla commemorazione della strage di via D’Amelio a Palermo, quella in cui morì il giudice Paolo Borsellino.

La legalità è un tema ampio e vasto, fa pari con ordine e quindi torna nella matrice politica originale di Fini ed è anche qualcosa di cui in Italia si ha sempre più bisogno, che la si veda da destra come da sinistra.

Scrive il giornale che Berlusconi, “stretto nella guerra tra falchi e colombe, tra gli ex An e i “neo-forzisti”, gioca l’ultima carta”. Se in apparenza Berlusconi si finge sereno, “boccia come una «manovra contro di me» l’inchiesta sulla P3” e “in consiglio dei ministri la liquida con una battuta: «Questa è la prima riunione presieduta da Cesare Berlusconi»”, nella realtà, afferma sempre Repubblica, la tensione a Via del Plebiscito è altissima, e Berlusconi “cerca l’ultima chance. Scarta perfino la “mediazione politica” per affidarsi a un “esterno”. Ossia a Fedele Confalonieri”.

Purtroppo invece di chiedersi cosa c’entri Confalonieri, dimostrando il livello di anestetico che ormai addormenta in tutti noi qualsiasi sensibilità etica e politica, che non sia quella bruta e brutale della lotta di schieramento, Repubblica prosegue, come fosse la cosa più naturale del mondo,  ricordando che  “nei giorni scorsi perfino Gianni Letta si era arreso dinanzi alle rigidità dei due co-fondatori”.

Ecco che compare in scena Confalonieri, cui Repubblica accredita il merito di avere provveduto a “riannodare i fili del dialogo”.

Su che temi? Secondo Repubblica quello dominante è quello di Annibale alle porte. Confalonieri, secondo Repubblica avrrebbe detto a Berlusconi che in caso di rottura “ci rimettiamo tutti”, con un esplicito riferimento “anche alle prossime sfide televisive con Sky che presto “scenderà” dal satellite per approdare al digitale terrestre”.

Fin qui, nulla di sorprendente in un paese come l’Italia dove un intero partito da trent’anni (prima il Psi, poi Forza Italia, poi il Pdl) e ora l’intera maggioranza di governo sono al servizio degli interessi di una azienda di Tv, il cui fondatore, peraltro, siede sulla poltrona di primo ministro.

La cosa un po’ più preoccupante e quel che segue perché, sempre secondo Repubblica, lo stesso discorso, “seppure indirettamente, Confalonieri lo ha fatto pervenire anche al presidente della Camera: Si può trovare una soluzione, non serve rompere”.

Quel che forse non interessa chi vede come priorità assoluta per l’Italia la lotta a Berlusconi deve però interessare i cittadini di questo povero paese e in particolare dovrebbe anche interessare gli elettori di Fini è il titolo con cui Confalonieri ha parlato o fatto parlare a Fini e con che argomenti. Giuridici? Si è sostituito a Ghedini nella trattativa su articoli e commi? Oppure televisivi? Ma come possono i temi televisi costituire argomento di trattativa, anzi solo di conversazione, tra il presidente della Camera dei deputati e il presidente della più grande industria televisiva privata italiana?

Gianfranco Fini

Questi angoscianti interrogativi Repubblica non se li pone e non dà loro risposta.

Resta il fatto che Berlusconi è disperato e probabilmente la trattativa verte su quali contenuti condivisi dare al concetto di legalità per raggiungere un’intesa con Fini.

Fini dice che proprio sulla legalità “non si può mollare”. Ormai il leit motiv degli uomini vicini al presidente della Camera è: “Il vero punto debole è proprio la legalità”.

Addirittura c’è chi tra i finiani dice che l’accordo si può fare solo se “è rivoluzionario”. Insomma senbra uno slogan, ma ormai gli italiani hanno imparato a sospettare degli slogan.

Con le dimissioni di Brancher e di Cosentino i finiani si sono presi una rivincita. Secondo quanto scrive La Repubblica “anche Denis Verdini, il coordinatore del Pdl, e Giacomo Caliendo, sottosegretario alla giustizia, verranno in tempi brevi posti sotto esame”.

Al di là delle minacce roboanti, è poi probabile che Berlusconi voglia evitare le elezioni nel 2011, perché tutt’altro che convinto del risultato. Dicono i finiani, citati da Repubblica: “Berlusconi può anche strapparci 4-5 parlamentari, ma se c’è la possibilità di un governo istituzionale, ne troviamo 30 dei suoi pronti a difendere la loro permanenza in Parlamento”.

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