Fini chiede scusa a Mancino. Berlusconi non è mafioso

Pubblicato il 1 Dicembre 2009 23:13 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2009 9:43
Gianfranco Fini quando faceva il saluto romano

Gianfranco Fini quando faceva il saluto romano

La tempesta che è seguita al “fuori onda” del chiacchericcio tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e il procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi ha sballottato abbastanza Fini.

Le parole di Fini e di Trifuoggi possono anche divertire chi è schierato contro il primo ministro Silvio Berlusconi e chi di lui pensa il peggio. Tuttavia non appaiono all’altezza del ruolo ricoperto il tono e gli ammiccamenti dei due personaggi, rilevanti ciascuno nell’apparato dello Stato e nella vita pubblica italiana: Trifuoggi è il magistrato che ha ordinato l’arresto di Ottaviano Del Turco quando era presidente della Regione Abruzzo.

Più grave però è la leggerezza di Fini, nel riferire all’amico magistrato che oltre al nome di Berlusconi il pentito Spatuzza avrebbbe fatto anche il nome di Nicola Mancino, ex ministro dell’Interno e attuale vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno dei giudici, una delle bestie nere di Berlusconi. Una leggerezza che mina non poco la credibilità complessiva dei giudizi di Fini e soprattutto lo ha costretto a una umiliante marcia indietro: sia nei confronti di Berlusconi, sia di Mancino.

Fini ha utilizzato l’occasione offerta dalla trasmissione televisiva Ballarò, in diretta per raddrizzare un po’ le cose con Berlusconi, dicendo di avere detto cose che nella registrazione non si sentono: “L’ho detto in pubblico e l’ho ripetuto in privato nella registrazione ‘rubata’. Sono convintissimo che Berlusconi non c’entra nulla con la mafia”, ha detto Fini, che poi ha aggiunto che “la magistratura deve esprimere il massimo impegno e il massimo scrupolo per verificare le dichiarazioni dei pentiti che chiamano in causa il premier”. 

Poi l’umiliazione:  “Chiedo scusa a Nicola Mancino perché ho confuso il pentito Spatuzza con un altro pentito”.

Nel suo intervento, Fini ha anche detto cose giuste e intelligenti, la cui forza è però oggettivamente sminuita dalla gravità dell’indiscrezione e anche dal suo tono:  “Silvio Berlusconi ha il dovere di continuare a governare perché ha avuto un ampio mandato popolare, ma deve rispettare il Parlamento e gli organi giudiziari”.

Fini si è anche  rivolto “con amabilità all’amico Bondi” presente alla trasmissione. Sandro Bondi, ex comunista che ha sostituito l’adorazione per Berlusconi a quella per Stalin, aveva detto che “è opportuno che Fini ribadisca le sue posizioni e le chiarisca. […] Fini ha detto che il Pdl deve essere come la Dc con una pluralità di posizioni. Ma anche all’epoca della Dc c’era la linea del partito stabilita dalla maggioranza ed una minoranza che deve accettare la volontà della maggioranza” [i tempi dei verbi sono quelli del ministro della Cultura, come riportati dall’agenzia di stampa Agi].

Questa la replica di Fini: “Sono un presidenzialista convinto. Ma in ogni democrazia si presuppone che da parte di chi detiene il potere esecutivo ci sia rispetto per gli altri poteri e per i contrappesi istituzionali”.