Fini il giorno dopo si lecca le ferite: “Silvio ha segnato un punto ma è impossibile governare”

Pubblicato il 15 Dicembre 2010 11:15 | Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2010 11:15

Gianfranco Fini

”E perché trattare? Noi da oggi siamo una forza d’opposizione”. Gianfranco Fini accusa il colpo, la sconfitta ma si dice pronto a continuare a lottare perché, sostiene, anche se Silvio ha segnato un punto “ora è impossibile governare”.

Il patto con Casini per ora regge e questo rende un po’ più lieve l’animo del presidente della Camera. Berlusconi non è stato sfiduciato, tre finiani hanno determinato questo risultato: Catia Polidori, Maria Grazia Siliquini e Silvano Moffa. E ad amareggiare e rendere incredulo il leader Fli è proprio il ‘tradimento’ di Moffa, che per ore domenica ha tenuto in piedi la mediazione con il premier e ancora ieri mattina si spendeva telefonando alla Polidori per convincerla a votare la sfiducia. ”Non mi spiego come sia potuto succedere, non ci posso credere. Almeno poteva dirlo”, non si rassegnava ieri Fini pensando a Moffa.

Le cose poi prendono un’altra piega. E Fini ci mette poco, per l’esattezza i 35 minuti che passano dal voto alla sua nota di commento, ad ammettere la sconfitta. ”La vittoria numerica di Berlusconi è evidente quanto la nostra sconfitta, resa ancor più dolorosa dalla disinteressata folgorazione sulla via di Damasco di tre esponenti di Futuro e Libertà. Che Berlusconi non possa dire di aver vinto anche in termini politici sarà chiaro in poche settimane”, è lo stringato commento del presidente della Camera, coperto di insulti dai deputati di Pdl e Lega (”ora dimettiti, coglionazzo”), mentre lascia l’Aula.

Con i suoi Fini libera la tensione mangiando tramezzini e facendo battute. Ma si ragiona anche sui rapporti con l’Udc, che Fini sente saldi, e si guarda avanti promettendo battaglia. ”Ma non è che ora si farà ostruzionismo a prescindere – frena gli animi Fini – Le cose fatte nell’interesse del Paese vanno sostenute”. Si parla di decreto rifiuti, riforma Gelmini, voto di sfiducia a Bondi e Calderoli, preparandosi dopo la sconfitta a nuove battaglie in Parlamento.