Fini e la casa “venduta” a Montecarlo: i pm indagano su quel prezzo stracciato

Pubblicato il 10 agosto 2010 9:05 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2010 9:36

Gianfranco Fini

La procura della Repubblica di Roma ha fatto partire la prima rogatoria internazionale sulla vendita dell’appartamento a Montecarlo ereditato da Alleanza Nazionale da una simpatizzante, la contessa Anna Maria Colleoni, e poi venduto ad una società con sede alle Antille. La richiesta verrà “girata” così alle autorità monegasche. Intanto il punto che interessa più di tutti i magistrati romani è il prezzo della compravendita di questo appartamento. Compravendita il cui mediatore fu, guarda casa, il cognato di Gianfranco Fini, Giancarlo Tulliani.

Per i pm il prezzo a cui quella casa fu venduta era troppo basso. Troppo bassa era la prima valutazione immobiliare di “appena” 450 milioni di lire per un appartamento di 70 metri quadri più dieci di terrazzo nella ricca Montecarlo, in Boulevard Princesse Charlotte, dove il mercato certo offre prezzi molto più alti. E ancora molto bassa per i giudici è la “rivalutazione” dell’immobile che venne fatta dieci anni più tardi, in pieno boom del mercato immobiliare e poco dopo il passaggio all’euro con il conseguente gonfiarsi dei prezzi: appena 300 mila euro. Cifra stimata ed effettivamente accettata da Alleanza Nazionale senza che a nessuno venisse in mente di chiedere una perizia formale che avrebbe garantito meglio il partito rispetto a una stima fatta da un condominio. Una cifra, per giunta, con cui non solo a prezzi di mercato non ci si potrebbe comprare un’appartamento di quella metratura a Montecarlo, ma nemmeno in moltissime altre città italiane. Insomma un’affare d’oro concesso da An ad una sconosciuta società delle Antille, quasi un regalo, che ha attirato l’attenzione dei giudici.

Ma l’affare della casa monegasca ha altri risvolti. Perché su quello che rimane un caso politico-giudiziario pende ancora l’ipotesi di un’impugnazione del testamento da parte di un lontano nipote ed erede della contessa Colleoni, il quale potrebbe decidere di sollecitare un accertamento dell’adempimento testamentario. Il testamento fu redatto nel 1997 dalla contessa Colleoni la quale, senza figli nè marito, decise di lasciare tutti i suoi beni ad Alleanza Nazionale. Nello stesso atto nominò legatari di un singolo bene ciascuno dei due lontani nipoti: Paolo e Aurora Fabri, destinatari rispettivamente di una proprietà immobiliare e di alcuni beni mobili custoditi nel caveau di un istituto di credito. Il resto, era il desiderio della donna, doveva andare ad Alleanza Nazionale affinchè continuasse la ”buona battaglia”.

Intanto in procura, dove si procede contro ignoti per truffa aggravata in seguito all’esposto di due esponenti de La Destra, si precisa che, al momento, non sono in programma audizioni di testimoni del fatto, tanto meno del presidente della Camera, Gianfranco Fini. ”Non c’e’ motivo di convocarlo”, e’ stato sottolineato.