Decreto anticrisi/ Fini frena Tremonti: in Parlamento la battaglia e la quadriglia del voto di fiducia

Pubblicato il 23 Luglio 2009 16:41 | Ultimo aggiornamento: 23 Luglio 2009 17:03

fini_montecitorio_lapresseIl governo, una sua legge che non è una ma cento leggi insieme, le Camere, l’opposizione: dovrebbe essere il quadrilatero della discussione, delle garanzie, della riflessione, del buon decidere. E invece è da tempo, tanto tempo, il gioco dei quattro cantoni che finisce sempre, quasi sempre, allo stesso modo: con il voto di fiducia. Finirà così anche stavolta, anche sui cosiddetti provvedimenti anti crisi economica. Dentro il voluminoso pacco legislativo c’è di tutto e di più: norme sul funzionamento del credito, cioè uno scivolo per la moratoria dei debiti delle aziende verso le banche. E poi l’innalzamento dell’età pensionabile per le dipendenti del pubblico impiego. Questo da subito. Dal 2015 un po’, solo un po’, per tutti. E poi la regolarizzazione di badanti e colf fino ad oggi a nero e clandestine anche se da anni in Italia. E poi un po’ di soldi qua e un po’ di soldi là…

Il governo ha, sia alla Camera che al Senato, la maggioranza abbondante per far passare le sue leggi con voto ordinario. Senza porre, come si dice, la questione di fiducia. Farlo vuol dire comunicare al Parlamento che, se vota contro la legge, vota contro il governo. Quindi la legge non si discute più, non può più essere cambiata qua e là. O si prende tutta o si butta tutta, insieme al governo. Quando c’è la questione di fiducia, e stavolta c’è, lo ha annunciato Fini, la maggioranza vota compatta e l’opposizione non può provare a cambiare niente. Ma perché la fiducia, quasi sempre la fiducia, quando il governo ha i voti? Perché, dice il governo, quel che non c’è è il tempo. Tempo per discutere e cambiare. Buon argomento, ma se è eterno e costante argomento, resta lo stesso buono? E, se è sempre buono come argomento, il Parlamento che ci sta a fare?

Spesso e volentieri il governo pone la fiducia, lo ha fatto anche stavolta, su un maxi-emendamento. Cioè su un articolo di legge che tutto riassume e comprende. Si può fare, ma ci sarebbero delle regole per farlo. Il maxi-emendamento non può contenere disposizioni e argomenti su cui precedentemente il Parlamento, almeno in commissione, non abbia discusso. Perché questa regola? Perché se non si pone questo limite il governo può letteralmente fare a meno del Parlamento, della sua stessa esistenza oltre che del suo controllo. Quindi non è un limite ma una garanzia. Di questa regola si è ricordato Fini, presidente della Camera, ex segretario di An, leader del centro destra e però da tempo anche attento a che il centro destra governi secondo le regole. Ha quindi invitato Giulio Tremonti, ministro dell’economia, a illustrare in Parlamento il maxi-emendamento e ha fatto sapere che in alcune parti il testo non è ammissibile al voto di fiducia.

Voto di fiducia che, ogni volta che c’è, l’opposizione bolla come scelta autoritaria e anti democratica facendo appello ad una opinione pubblica che fatica non poco ad individuare nella lotta al voto di fiducia la trincea della democrazia. L’opposizione però mai si sottrae al rito, alza la voce, gonfia il petto e comizia. Di solito il governo, in particolare quello Berlusconi, non scompone neanche un pelo del suo sopracciglio, mette in campo l’argomento del decidere contro il chiacchierare e vince la tenzone d’opinione.

Cosa è dunque allora quella che si svolge, anche stavolta, intorno al voto di fiducia? Una battaglia politica? Una quadriglia con i passi fissi e monotoni? Una sceneggiata? Purtroppo la seconda che avete letto: una quadriglia obbligata, con alcuni tratti della sceneggiata. per responsabilità dell’opposizione che pigramente si adatta, anzi si trova a suo agio nel ruolo di chi abbaia alla luna. E per colpa del governo che legifera sempre in fretta, all’ingrosso e alla rinfusa e che sembra non conoscere e non apprezzare il legiferare assennato e non prepotente.