Governo: Fini vuole la crisi, niente mediazione con la Lega. Berlusconi: “O me o il voto”

Pubblicato il 12 Novembre 2010 1:08 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2010 1:08

Il vertice tra Gianfranco Fini e Umberto Bossi si risolve in un nulla di fatto. Il presidente della Camera ribadisce al Senatur quanto detto nel discorso pronunciato alla convention di Fli a Perugia ponendo come condizione per un’eventuale ripresa della trattativa il passo indietro del Cavaliere e l’ingresso dell’Udc nella squadra di governo. Intanto i finiani annunciano che lunedì ritireranno la loro delegazione al governo.

Il passo successivo, se il premier non si dimetterà una volta approvata la finanziaria, sarà la sfiducia al governo. Un punto, quest’ultimo, ribadito anche dal leader dei centristi Pier Ferdinando Casini. L’ex leader di An avrebbe prospettato al Senatur anche l’ipotesi che a guidare l’esecutivo sia un altro premier. Quello di Giulio Tremonti, si ragiona in ambienti parlamentari del centrodestra, sarebbe stato uno dei nomi ipotizzati dal presidente della Camera.

Un pacchetto di richieste rispedite al mittente dal leader leghista: ”Sono fedele a Berlusconi – sottolinea Bossi a Fini – e non sono disponibile a nessuna alternativa se lui non è d’accordo”. E da Seul per il vertice G20, Berlusconi, in contatto con lo stato maggiore del Pdl, ribadisce la sua indisponibilità a fare passi indietro: “Non ho intenzione di dare le dimissioni, se Fini vuole mi sfiduci in Aula”. L’unica alternativa a questo governo sono le elezioni. In realtà, che il faccia a faccia tra il presidente di Montecitorio ed il leader della Lega potesse sbloccare una situazione data ormai per compromessa erano in pochi a crederlo.

Il Senatur si presenta nello studio di Fini con Roberto Calderoli e Roberto Maroni. Quasi un’ora di riunione terminata con una fumata nera. I leghisti se ne vanno facendo intuire che la mediazione non è andata a buon fine ed immediatamente da Fini arriva lo stato maggiore di Fli. Bocche cucite al termine dell’incontro anche se a fotografare il quadro della situazione ci pensa Giorgio Conte con una frase: ”Non si è risolto nulla”. Gianfranco Fini insomma mantiene il punto: ”Aspetto una risposta formale da Silvio Berlusconi alle cose che ho detto a Bastia Umbra. E, come ho appunto detto in quella occasione, ritirerò la delegazione di Fli al governo se la risposta sarà negativa”.

Il ritiro degli esponenti di Futuro e Libertà dall’esecutivo, ha però aggiunto Fini, avverrà solo quando il Cavaliere farà rientro dal G20 di Seul. Il passo successivo potrebbe essere la sfiducia all’attuale governo, ma solo dopo il via libera del Parlamento alla Finanziaria. Ai suoi fedelissimi l’ex leader di An ha spiegato che il Carroccio non ha fatto richieste specifiche cercando però di capire quali scenari potrebbero aprirsi nel caso di crisi formale. La Lega, ha sottolineato sempre Fini allo stato maggiore del partito, ha ribadito l’indisponibilità ad allargare la maggioranza ai centristi: ”L’Udc via, al mare”, taglia corto Bossi.

Concluso il vertice tra i due leader, nel Palazzo è un rincorrersi di riunioni. Di Fini con i dirigenti di Fli, di Bossi con gli esponenti del Carroccio, mentre all’ultimo piano dell’ala riservata ai gruppi lo stato maggiore del Pdl si rinchiude per oltre tre ore. L’incontro del Popolo della libertà si trasforma in una ‘conference call’ con Berlusconi, in collegamento telefonico da Seul. Ai suoi il Cavaliere ripete ancora una volta di non voler fare passi indietro: “Andiamo avanti – dice – se Fini vuole mi sfiduci in Aula, alla luce del sole”. Una scelta condivisa dal partito che in un comunicato non lascia spazio a dubbi: ”I coordinatori, i capigruppo e la delegazione del Pdl al Governo, in questo momento politico, con posizione compatta e coesa ritengono inaccettabile che la legislatura possa proseguire con un differente premier e un differente governo”.

Bocciata ufficialmente, dunque, l’ipotesi di un ‘Berlusconi bis’ anche se le colombe del Pdl continuano a prospettare quella della crisi pilotata come una delle soluzioni. Il Cavaliere dovrebbe convincere il Senatur ad accettare l’ingresso dell’Udc, sarebbe il ragionamento, e poi fare un passo indietro per riottenere l’incarico nel giro di pochissimo tempo. Il tutto, però, con le dovute garanzie da parte di Fli: garanzie che il presidente del Consiglio non riesce al momento neanche ad intravvedere.