Fini serra i ranghi del Fli: “Teniamoci pronti per il voto”

Pubblicato il 5 Ottobre 2010 15:00 | Ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2010 15:15

Gianfranco Fini

Non poteva che partire dalla sede di Farefuturo, la fondazione vicina a Gianfranco Fini, la sfida politica di “Futuro e Libertà”, il nuovo partito nato dalla frattura tra il presidente della Camera  e quello del Consiglio Silvio Berlusconi.

E il leader del nuovo partito invita i suoi ad essere pronti a tutto, anche ad elezioni in termini più rapidi del previsto.  ”Non sappiamo cosa c’è  dietro l’angolo – ha detto Fini ai suoi – Io auspico che il governo arrivi a fine legislatura, ma dobbiamo tenerci pronti ad eventuali sorprese”.

Il primo passo, almeno ufficialmente parlando, è previsto per oggi: si inizierà a delineare il nuovo organigramma del Partito e ci sarà, alla presenza di Fini,  la presentazione del simbolo, un tricolore caratterizzato da tratti nuovi, “futuristi”.  Quanto al “manifesto dei valori”, invece, ci sarà da aspettare qualche giorno in più. Già mercoledì 6 ottobre, si metteranno al lavoro in trenta, tra uomini di Fare futuro e di Libertiamo. La “deadline” è il 6 novembre, primo giorno della Convention di Generazione Italia, quando i finiani puntano a presentare la Carta.

Ad inizio 2011, probabilmente il 27 gennaio, spazio all’assemblea Costituente, in programma a Milano.

Gli uomini, insomma ci sono. Per le idee si sta lavorando. Quello che manca, almeno per il momento, è il vile denaro. Per ora, infatti, il nuovo partito può contare solo sui soldi che arrivano dai neonati gruppi parlamentari, abbastanza per coprire le spese correnti e totalmente insufficienti per affrontare un’eventuale campagna elettorale.

Di fatto, sulla durata del governo in carica l’incertezza è massima. Nessuno vuole assumersi la responsabilità diretta di una caduta ma il ministro dell’Interno Roberto Maroni, dopo l’ultimatum di domenica (“tre settimane decisive” ha detto al Corriere della Sera) ha le date già pronte: 27 marzo e 3 aprile. Allora diventa decisivo, come scrive il quotidiano La Repubblica, “sbloccare il contenzioso che divide (i finiani) dagli altri ex An sull’eredità del partito di via della Scrofa. In ballo c’è un “tesoretto” di oltre 100 milioni di “liquidi” ai quali si aggiungono circa 70 immobili, tra sezioni e sedi locali, sparsi per l’Italia, con un valore che per qualcuno potrebbe sfiorare i 500 milioni di euro”.

Mercoledì si riunirà, per decidere sulla questione il comitato dei garanti della fondazione An. Ma per i finiani tira una brutta aria: su nove componenti solo tre rispondono a Fini, gli altri sei sono fedeli al Pdl.