Fini, il “senzavoti”. Casini, il “belloccio”. E per Berlusconi è tre volte Natale

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 20 Dicembre 2010 16:46 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2010 16:46

Fini? “E’ nell’area del non voto”. Casini? “Piace alle signore e sta tanto in tv grazie alla par condicio, altrimenti…Comunque i cattolici non possono stare con la sinistra”. Il Pdl? “Sta nei sondaggi al 31 per cento”(il 15 dicembre era al 28). Silvio Berlusconi pranza con i suoi in un anticipo del cenone natalizio, si mostra convinto e sicuro di arrivare a mangiare la colomba pasquale da presidente del Consiglio, ma parla soprattutto di performance elettorali, sue e degli altri. E’ l’onda lunga del voto di fiducia del 14 dicembre, onda alta su cui il premier fa surf. Mare aperto o laguna morta che sia, le acque sono sue. Casini e i “cento” parlamentari del Terzo Polo o Polo della Nazione che dir si voglia se ne stanno su un’isola e non mettono nessuna barca in acqua. Non faranno assalti al governo, almeno fino a febbraio e forse anche per qualche altro mese ancora. Devono prima assicurarsi che altri “berluscones” non sbarchino nell’isola, l’ex finiano Moffa sta reclutando equipaggio per incursioni e “saccheggio”. Nella sua isola Casini ha chiuso anche i “porti”, niente ambascerie del Pd. Pd che sta su una zattera senza vele, la corrente spinge verso Vendola, il candidato premier che Berlusconi preferisce come avversario.

L’acqua è sua, di Berlusconi. E gli va per l’orto. Una sola prospettiva elettorale lo inquieta un po’. Ma è una prospettiva impossibile o quasi da realizzarsi e comunque ogni brezza spira contro. Numeri, immagine e sostanza alla mano, l’unica cosa che Berlusconi può vagamente temere, affondato il vascello del governo tecnico, è un confronto elettorale ravvicinato con “un altro Prodi”. Ma l’unico “altro Prodi” possibile è appunto Casini. Casini candidato premier di un’alleanza tra il Polo della Nazione e un Pd staccato da Vendola e Di Pietro. I numeri dicono che questa alleanza potrebbe fare quaranta per cento e passa nelle urne, più o meno quanto vale l’alleanza tra Berlusconi e Bossi. Ma sono numeri teorici, molto teorici e numeri fissi come stoccafissi gelati. A un’alleanza del genere buona parte della base elettorale del Pd non ci sta. Anche se Pd più Vendola e Di Pietro fa 37 e non quaranta per cento. E Casini con questi chiari di luna non se la sente, non noggi, forse domani, forse mai. Quindi Berlusconi incrocia tranquillo, se non sbatte in Parlamento contro lo scoglio federalismo, anche Bossi non disturba il timoniere-capitano. Capitano-timoniere che scommette come, a furia di girare intorno all’isola, quelli si convertono, imbarcano oppure si sfiniscono.

Non è dalla “politica” che possono venir guai per Berlusconi, non ora. Magari tenere a freno qualcuno dei suoi ministri che sfida la piazza, ma non è questa la cultura del premier. Magari evitare che il disagio sociale dei precari si sommi a quello dei disoccupati e cassa integrati, ma non è questa la cifra della sua politica. Magari preoccuparsi di una risalita dei tassi e degli interessi sul debito pubblico, ma non è questo che ha mai turbato i sonni del premier. E’ Natale, vero e pieno Natale per Berlusconi, sapori di festa tranquilla. Il Vaticano partecipa e benedice. E se a qualcuno “non piace il presepe”, peggio per lui: la stella cometa indica sempre la stessa grotta, quella di Arcore. Anche se le montagne, il fiume e il mulino sono di cartapesta e anche se pastori e zampognari accompagnano e allietano un gregge politico di lupi neanche travestiti da agnelli.