Fini sogna un Pdl che sia laico, liberale, modernizzatore e non populista. Manifesto politico o testamento?

Pubblicato il 27 agosto 2009 13:00 | Ultimo aggiornamento: 27 agosto 2009 14:18

RO040609POL_0011Sogna un partito che non sia «populista», un Pdl «plurale» ma che persegua la « sintesi», una forza politica forte che possa sviluppare «quella cultura liberale, laica e modernizzatrice che al tempo della Dc (e anche del Pci) era decisamente minoritaria all’interno della società italiana».

Insomma Gianfranco Fini sogna un partito nuovo, ben distinto e diverso dal Pdl attuale. E queste confessioni, scritte in alcune lettere al direttore del  Mulino, Piero Ignazi, e pubblicate sul prossimo numero del settimanale L’Espresso, assomigliano tanto a un manifesto politico o, a ben guardare, a un testamento che potrebbe avere l’effetto di un boomerang sul presidente della Camera.

D’altronde che Fini si stesse allontanando dalle posizioni dell’attuale Pdl lo si era capito soprattutto nelle ultime ore, dopo la tirata d’orecchi alla Lega sull’immigrazione e i commenti laici sul biotestamento che hanno fatto storcere il naso a più di un componente della maggioranza, se non a tutti.

«Un partito che raccoglie il 35 per cento dei voti (e che ha un potenziale elettorale anche superiore) – scrive Fini nelle lettere a Ignazi – non può essere strutturalmente un partito “populista”. Può capitare che, in determinate circostanze, esso usi toni populistici, ma è obbligato a esprimere, prima o poi, una avanzata cultura di governo. Se così non avvenisse, le basi reali del suo consenso si indebolirebbero inesorabilmente. E tale partito finirebbe presto o tardi in un’orbita eccentrica rispetto all’evoluzione sociale, autocondannandosi fatalmente alla marginalita’ politica».

Secondo Fini «Nel Pdl ci potranno e dovranno essere diverse “anime” in una prospettiva di partito “plurale”. Ma esse dovranno muoversi in una logica diversa rispetto al passato. Non seguendo la cultura della “coalizione”, bensì quella della sintesi. Il Popolo della libertà agisce in un mondo aperto e senza frontiere. Tale circostanza può consentire al nuovo partito di sviluppare compiutamente quella cultura liberale, laica e modernizzatrice che al tempo della Dc (e anche del Pci) era decisamente minoritaria all’interno della società italiana».

Il presidente della Camera sottolinea «l’enorme portata della posta in gioco. Una posta che non riguarda soltanto il centrodestra, ma l’intera politica nazionale. L’Italia non può permettersi di perdere l’ennesimo treno con la modernizzazione. Se ciò malauguratamente dovesse accadere, non saprei davvero dire in che tipo di Paese ci ritroveremmo a vivere tra qualche anno».