“Finmeccanica, affari e cricche all’ombra del gigante. La storia del Colosso”. Da Il Fatto Quotidiano

Pubblicato il 28 Novembre 2010 12:12 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2010 12:12

Un articolo uscito oggi sul Fatto Quotidiano spiega gli affari e le cricche di Finmeccanica.

“Al settimo piano del palazzo di Piazza Montegrappa dove ha sede Finmeccanica ci sono pochi uffici: quello di Pierfrancesco Guarguaglini, il numero uno, quello del responsabile dell’ufficio legale Marco Forlani e infine quello del responsabile relazioni istituzionali Lorenzo Borgogni”.

Spiega il Fatto che “a impensierire Guarguaglini e i vertici della politica nazionale non sono state tanto le perquisizioni disposte nei confronti di Marina Grossi, moglie del presidente di Finmeccanica che guida la controllata Selex Sistemi Integrati, ma quelle verso il vero braccio destro del capo. Quando i magistrati hanno chiesto al superconsulente arrestato, Lorenzo Cola, chi si occupava dei rapporti con i politici, Cola uno non ha avuto esitazioni: Lorenzo Borgogni. Borgogni non è solo il responsabile dei rapporti istituzionali, nel 2000 è stato per 8 mesi presidente di una società ora appartenente al Gruppo di Enrico Intini, l’amico di Gianpi Tarantini. In quel periodo era consigliere della blasonata associazione Civita e, sempre molti anni addietro era consigliere di Selex Sistemi Integrati, Selex Service Management e Elsag Datamat, tutte e tre oggi indagate tra Roma e Napoli”.

“Insomma – prosegue il Fatto Quotidiano – Borgogni conosce i meccanismi interni del gruppo meglio di chiunque altro. E, visto che Lorenzo Cola è riuscito a mettere da parte 12 milioni di euro sui suoi conti all’estero più una casa da 5 milioni di euro a New York, una a Parigi e una in Svezia, gli inquirenti, gli hanno chiesto di spiegare i meccanismi dell’assegnazione degli appalti alle società terze. E a quel punto Cola ha fatto il nome di Borgogni”.

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“Mentre l’altro superteste, Marco Iannilli ha parlato dell’affare immobiliare portato a termine in Toscana con Borgogni mediante la sua società Arc Trade Srl. Borgogni voleva ingrandire la sua tenuta La Madonna che produce un buon brunello di Montalcino. Aveva bisogno di 800 mila euro e così la società Arc Trade, invece di occuparsi di avionica, improvvisamente ha puntato i suoi radar sulla campagna toscana per siglare un preliminare versando 800mila euro nella società agricola del vino Madonna Nera, “unico vino non abruzzese”, vanta il sito della società di Borgogni ‘presente alla tavola del G8 di L’Aquila’. E chissà perché tra il Sassicaia, il Tignanello e il Solaia, gli uomini di Bertolaso hanno scelto questo vino creato da un grande enologo come Carlo Ferrini ma oggettivamente meno noto di altre etichette blasonate. Comunque, dopo il successo con Obama e Putin, Iannilli e compagni comprano il 30 per cento delle quote della Madonna consegnando 800 mila euro a Borgogni che così può comprare le quote di Brunello per altri 4 ettari di produzione. A dire il vero sarebbe solo l’acconto di un prezzo totale di 1,2 milioni. Poi l’affare salta e gli 800 mila euro restano a Borgogni che però, dopo l’indagine e gli arresti per il caso Fastweb, restituisce tutto a Iannilli”.

“La stranezza notano gli investigatori- aggiunge il lungo articolo del Fatto Quotidiano – è che una cosa simile accade con una villa a Sharm el Sheik di Ilario Floresta, ex senatore di Forza Italia e ora consigliere dell’Enav. Anche Floresta sigla il preliminare con gli uomini di Arc Trade e poi non vende e anche a lui Iannilli e soci versano molto più della metà del prezzo al preliminare: 280 mila euro su 350 mila circa e poi non comprano. Floresta così ha una motivazione, apparentemente legale, per trattenere la caparra. Queste storie ingarbugliate di compravendite abortite e di soldi che escono da Arc Trade per andare a uomini di Finmeccanica e di Enav interessano la Procura di Roma perché a questa società, su input di Lorenzo Cola (il quale ne ha ricavato la solita provvigione) sono arrivati molti subappalti attraverso la solita catena Enav-Selex che hanno contribuito a portare il suo fatturato del 2009 a 23 milioni di euro”.

Spiega ancora il Fatto: “Quando hanno chiesto a Cola i nomi delle altre aziende sponsorizzate da Borgogni, il consulente di Guarguaglini finito in galera ha elencato una mezza dozzina di sigle tutte perquisite ieri”.

Il Fatto Quotidiano ha scoperto che una di queste, la Auxilium Trade Srl è presieduta da Luca Mastroianni, amministratore delegato di una seconda società coinvolta in un altro filone delle inchieste su Finmeccanica: la Pescina Valle del Giovenco, cioé la squadra di calcio della Selex Se. Ma. emersa nelle inchieste di L’Aquila e Napoli per le fatture spropositate effettuate nei confronti di un fornitore di Selex Se.Ma., indagato per un mega appalto: il Sistri. Ora Mastroianni riappare in un’altra società perquisita sempre per storie di fatture. Dallo sport ai radar con due elementi in comune: le fatture sospette e Finmeccanica. Tra le società sponsorizzate da Borgogni, secondo Cola, e perquisite dalle Fiamme gialle venerdì, c’è anche la Renco Spa di Pesaro, del gruppo Gasparini. Un gruppo solido che vanta una controllata operativa nella sanità che finora non ha fatturato un euro, la Renco Health. Nell’azionariato, con una quota del 10 per cento, e nel consiglio di amministrazione ci sono le figlie di Borgogni”.

Il Fatto Quotidiano poi, spiega cos’è il “colosso” Finmeccanica dando ragione (in parte) a Silvio Berlusconi: “In un certo senso Silvio Berlusconi ha ragione quando dice che indagare sulla Finmeccanica è suicida. Basta chiarire per chi è suicida. E innanzitutto bisogna partire dal significato della parola Finmeccanica, che ai più dice poco”.

“È una società quotata in Borsa, controllata dal governo italiano, che nel 2009 ha fatturato 18 miliardi di euro, e dà lavoro a 77mila persone, 43mila delle quali in Italia. È una holding operativa dentro la quale c’è il meglio della tecnologia tricolore. Fa di tutto: aerei, elicotteri, automazione industriale, centrali elettriche convenzionali e nucleari, treni, autobus. Nello scrigno Finmeccanica ci sono alcuni dei più gloriosi marchi industriali: Breda, Ansaldo, Agusta”.

“Ma soprattutto Finmeccanica è l’arsenale della Repubblica italiana. La nostra fabbrica di armi – prosegue il Fatto Quotidiano – . Mitragliatrici, cannoni, carri armati, siluri, navi da guerra, missili, caccia bombardieri, elicotteri da combattimento, autoblindo, radar, sistemi di puntamento. Tutto ciò che serve a spararsi addosso, da qualsiasi distanza, la Finmeccanica lo produce. E cerca di vendere le sue armi a chiunque nel mondo, per la semplice ragione che più ne produci e smerci meno costano. Nelle contorsioni della geopolitica magari capita che vendi le armi a chi poi le usa contro di te. Nel 1986, quando il dittatore libico Gheddafi in un momento di nervosismo fece sparare due missili contro l’isola di Lampedusa (e per fortuna finirono in mare) si scoprì che i lanciatori libici erano stati addestrati dai centri specializzati della Finmeccanica a Sestri Ponente, periferia di Genova”.

Ma la vera criticità di Finmeccanica è che il suo principale cliente è lo stesso governo italiano che la possiede. I treni li comprano le Fs, le centrali elettriche l’Enel che è statale, le armi, ovviamente, il ministero della Difesa. Per cui non solo il gruppo guidato dal pencolante Pierfrancesco Guarguaglini sforna oggetti di grande delicatezza strategica, ma è anche un polmone tra i più ricchi della spesa pubblica. In settori dove non c’è concorrenza. E dove nessuna persona normale ha un’idea neppure approssimativa di quale possa essere il prezzo giusto di un cannone”.

Il Fatto Quotidiano a questo punto snocciola la lunga lista dei politici che hanno piazzato un figlio nel gruppo, lista che appare subito essere sterminata, come pure appare lunga “la lista dei generali che con una mano comprano armi da Guarguaglini e con l’altra allungano il curriculum del congiunto. Il che è anche utile agli equilibri del Paese, si potrebbe dire ironicamente, perché un pezzo importante della classe dirigente ha piazzato un osservatore di fiducia dentro l’arsenale della Repubblica. Ma molti militari ottengono anche direttamente incarichi nel gruppo. Così l’ammiraglio Guido Venturoni è entrato anche nel consiglio d’amministrazione mentre suo figlio Paolo veniva assunto per gli uffici di Bruxelles. E il generale Guido Bellini ha fatto l’accoppiata tra la presidenza di una controllata e un posto di lavoro per il figlio Andrea.”

“E poi tra gli ingaggiati di rango del gruppo Finmeccanica ci sono l’ingegner Elio Mastella, figlio del ras di Ceppaloni, l’ingegner Davide Marini, figlio di Franco ex presidente del Senato, Guglielmo Cucchi, figlio del generale Giuseppe Cucchi, ex segretario generale del Cesis (servizi segreti), Andrea Brancorsini, genero di Niccolò Pollari ex capo del Sismi. E di chi è figlia Fabiana Gallitelli? Del comandante generale dei Carabinieri, che di nome fa Leonardo. Emiliano Sarmi è invece figlio dell’amministratore delegato di Poste Italiane, che di nome fa Massimo. Gruppo che compra i sistemi di automazione postale da un grande polo industriale pubblico che si chiama Finmeccanica”.