Finmeccanica. Saccomanni contro Gianni De Gennaro, pro Giuseppe Zampini?

Pubblicato il 26 Giugno 2013 10:26 | Ultimo aggiornamento: 26 Giugno 2013 10:26

Fabrizio Saccomanni, Gianni De Gennaro, Giuseppe Zampini sono tre nomi chiave di un articolo pubblicato dal Giornale di Berlus

Finmeccanica. Saccomanni contro Gianni De Gennaro, pro Giuseppe Zampini?

Fabrizio Saccomanni

coni, in prima pagina, in corsivo e senza firma, cosa che nei codici di comunicazione ha sempre un significato.

L’articolo proietta uno squarcio di luce sulle acque in ebollizione del mondo delle imprese pubbliche, dove è imminente un importante giro di nomine.

Al centro dell’attenzione del Giornale c’è la designazione del presidente di Finmeccanica, poltrona per cui si agitano vari pretendenti ma che, dopo una direttiva di Fabrizio Saccomanni, ministro dell’Economia, sui criteri da seguire per la scelta di quelli che un tempo erano detti bojardi di Stato, sembra diventata inaccessibile a molti, in particolare la direttiva escluderebbe Gianni De Gennaro, per anni capo della polizia e poi sottosegretario per i servizi segreti, mentre favorirebbe Giuseppe Zampini, il manager pubblico il cui nome brillava nel pizzino di Pierluigi Bersani al suo successore Guglielmo Epifani quando il nuovo segretario del Pd lasciò il pub preferito da Bersani che aveva ospitato un loro incontro immortalato dai fotografi.

Il titolo del Giornale non è certo ambiguo:

“Saccomanni, sgarbo al premier sulle nomine”

e nella versione online si arricchisce di dettagli:

“Il ministro dell’Economia sbarra la strada a De Gennaro a Finmeccanica. Ha fatto storcere più d’un naso a Palazzo Chigi la direttiva di Fabrizio Saccomanni sui requisiti per le nomine nelle aziende pubbliche”.

Secondo il Giornale, lo sgarbo deriva dal fatto che Enrico Letta

“si sarebbe impegnato personalmente per far diventare Gianni De Gennaro prossimo presidente di Finmeccanica, dopo averlo sostituito con Marco Minniti come sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega sui servizi segreti”.

Ora però, avvisa il Giornale,

“i «paletti» messi dal ministro dell’Economia renderebbero complicata l’operazione; più di quanto già non sia per le misure contenute nella legge sul conflitto d’interesse. Legge che proibisce a ministri e sottosegretari di assumere incarichi in aziende pubbliche per almeno dodici mesi”.

Elabora l’articolo che, tra le cause di ineleggibilità introdotte da Fabrizio Saccomanni

“ci sarebbero, tra l’altro, non solo eventuali sentenze passate in giudicato; ma anche un semplice rinvio a giudizio. Per i fatti del G8 di Genova, De Gennaro è stato condannato in appello a un anno e 4 mesi, poi cancellati con formula piena dalla Cassazione. Anche se la direttiva di Saccomanni non parla di casi del genere, alla presidenza del Consiglio vociferano che sia una mossa contro la nomina di De Gennaro a Finmeccanica. Ma anche di eventuali futuri incarichi nella sfera pubblica (qualora fosse interessato) di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni. La direttiva del ministro dell’Economia, tra le cause di ineleggibilità, mette anche il patteggiamento: e Scaroni ha patteggiato una pena nel 1997”.

C’è un’altra cosa importante nella direttiva di Fabrizio Saccomanni a agitare le acque: viene fatto quello che Mario Monti, nonostante le chiacchiere, non era alla fine stato capace di fare seriamente:

“A selezionare i nomi dei potenziali candidati saranno due società di «cacciatori di teste»: Spencer Stuart Italia e Korn Ferry International”

e la scelta di queste due società, in un panorama di specialisti abbastanza ricco e di buon livello, fa pensare che la scelta non sia casuale:

“i colloqui verranno fatti in inglese: lingua che [Gianni De Gennaro] non padroneggia alla perfezione”.

Inoltre,

“una volta selezionati i nomi, questi devono passare all’esame di un comitato di esperti. Lo guiderà Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte costituzionale. Ma ne faranno parte anche Vincenzo Desario, già direttore generale della Banca d’Italia, e Maria Teresa Salvemini, già docente di politica economica a Roma e «ciampiana» di ferro. Insomma, anche sulle nomine tutto il potere viene trasferito a uomini (e donne) strettamente collegati a Via Nazionale”.

Secondo il Giornale, Enrico Letta non dovrebbe prendersela più di tanto:

“fa buon viso a cattivo gioco. E si limita a storcere il naso”.

Ma, conclude il Giornale,

“De Gennaro non è uomo da porgere l’altra guancia. Soprattutto se a vincere la partita di Finmeccanica sarà Giuseppe Zampini, diventato famoso perché il suo nome era scritto sul «pizzino» fotografato in mano ad Epifani”.