Il braccio “moscio” delle tasse: gli ordini al fisco di Bossi e Berlusconi

Pubblicato il 10 Agosto 2011 14:59 | Ultimo aggiornamento: 10 Agosto 2011 14:59

ROMA – Erano ordini di neanche due mesi fa, ordini che venivano diritti e diretti niente meno che da Bossi e Berlusconi: passare al “braccio moscio” delle tasse. Ordini al fisco di mollare la presa che si stava facendo stringente, talvolta perfino oppressiva. Ordini al fisco impartiti neanche due mesi fa, quando, secondo narrazione e percezione di governo, una manovra economica serviva e non serviva, l’Italia della crisi finanziaria soffriva meno di altri paesi, tutto era più o meno tra il rosa e il grigio ma niente di serio e di fosco e quindi non era il caso di fare troppo sul serio con questa storia di far pagare le tasse. Ordini che sono tornati in mente ad B. A. quando ha visto lo spot in tv, quello del governo che bolla l’evasore fiscale come un “parassita”. E chi è B. A. che vuole restare anonimo? E’ uno che lavora, neanche all’ultimo banco, della Agenzia delle Entrate, uno che ha preso carta e penna e ha scritto a La Stampa e a La Repubblica.

“Faccio parte dell’Agenzia e mi chiedo il perchè di operazioni di facciata mentre la realtà è che il programma per il 2011 prevede, letteralmente: la riduzione delle risorse destinate all’attività di contrasto e prevenzione dell’evasione, la diminuzione dei controlli (da 220mila a 175mila) su chi non dichiara o dichiara meno del dovuto, la concentrazione sull’attività di controllo formale (si colpisce, fondamentalmente, chi ha dichiarato ma ha commesso errori o non ha pagato, probabilmente per difficoltà economiche, una riorganizzazione che penalizza l’utenza e comporta la rinuncia a professionalità costrette a riconvertirsi ad attività mai svolte e che poco o nulla hanno a che fare con la caccia a chi occulta i propri redditi. Addirittura da poche settimane un decreto impedisce di effettuare più di un controllo nei confronti di uno stesso soggetto entro sei mesi. Ciò significa che un esercente beccato a non emettere scontrini dopo il controllo avrà sei mesi di franchigia durante i quali potrà fare come gli pare (e per sospendere l’attività occorrono quattro verbali positivi…)! E intanto l?Agenzia spende soldi pubblici in propaganda da MinCulPop”. Fin qui la lettera a La Stampa.

“Ho visto lo spot…lavorando lì dentro (ragion per cui mi vedo costretto a chiedere l’anonimato) conosco la situazione reale: il programma dell’Agenzia delle Entrate prevede per il 2011 la riduzione delle risorse…il decreto che impedisce di effettuare più di un controllo nei confronti di uno stesso soggetto entro sei mesi, ciò significa che un esercente beccato…” E’ la stessa lettera, lo stesso testo stavolta stampato su La Repubblica.

“Finalmente una iniziativa seria contro l’evasione fiscale. Grazie allo spot gli evasori, fulminati sulla via di Damasco, correranno a pagare le tasse: Già mi immagino le file agli sportelli, il commerciante che ti insegue in strada perchè hai dimenticato lo scontrino, l’idraulico che ti redarguisce perchè hai osato chiedere uno sconto al posto della ricevuta… Solo ora capisco quanto ha fatto bene il governo con l’articolo 7 del Decreto Sviluppo ad impedire alla Finanza, alle Agenzie Fiscali, all’Inps di turbare gli onesti contribuenti. Grazie a quel decreto, che è legge dal 12 luglio, se oggi un ispettore dei Monopoli di Stato verifica se le slot machine di un bar hanno le schede truccate, per sei mesi nessuno potrà più controllare se emette gli scontrini fiscali, se evade i contributi, se non fattura tutta la merce, se occupa il barista in nero e, dulcis in fundo, se appena dopo il controllo subìto ha messo in opera le famose schede truccate. E se, per disgrazia, qualche ispettore entrasse nel suo locale per un controllo, potrà chiedere nei suoi confronti un bel provvedimento disciplinare, così impara a rompere le scatole”. Questa terza e ultima lettera che fa eco alle prime due è firmata: il cittadino Bruno Nobile di La Spezia è arrivato da solo là dove l’uomo della Agenzia delle Entrate invita tutti ad andare: alla sostanza di un fisco “moscio” per governativo decreto appena dietro la forma di uno spot anti evasione. Ma entrambi, il funzionario e il cittadino, dimenticano che il governo che impartiva ordini di non molestare, il governo che decretava meno controlli e sie mesi garantiti di mano libera dai controlli era il lungimirante governo che pensava di scaricare un po’ di tasse in più sui soliti che le pagano nel 2014. Lo stesso governo, la stessa maggioranza che oggi, proprio oggi, spiega che senza 35 miliardi ora e subito, tra il 2011 e il 2012, l’Italia e il suo debito pubblico vengono mollati dalla Bce, dall’Europa, dai mercati. Mollati alla deriva del fallimento.