Fli, Mpa, Udc e Api uniti scelgono l’astensione su Caliendo

Pubblicato il 3 agosto 2010 14:47 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2010 15:51
caliendo

Il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo

Futuro e libertà, Udc, Mpa e Api hanno deciso di astenersi, domani, sulla mozione di sfiducia presentata da Pd e Idv nei confronti del sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo. Si va sempre di più delineando, così, la costituzione di un “fronte moderato”, di un possibile “terzo polo” che vedrebbe insieme i gruppi di Fini, Casini, Rutelli e Lombardo. La decisione comune sul “caso Caliendo”, dunque, potrebbe essere solo la prima tappa di un percorso più lungo che vedrebbe la nascita di una nuova realtà politica. Un fronte moderato e trasversale che potrebbe, di volta in volta, unirsi e mettere in difficoltà numerica il governo sulle questioni più spinose.

Per ora sono 85 i deputati del fronte astensionista sulla mozione di sfiducia contro il sottosegretario alla giustizia Caliendo. Ne fanno parte i 33 fininai di futuro e Libertà, i 39 dell’Udc, gli otto dell’Api e i cinque dell’Mpa. Se anche i repubblicani, come hanno preannunciato, scegliessero l’astensione , la pattuglia arriverebbe a quota 87.

La riunione tra Fli, Udc, Mpa e Api per decidere la linea comune per domani si è tenuta oggi a Montecitorio presso il gruppo dell’Udc. “Abbiamo riscontrato un’area di sensibilità istituzionale con gli amici dell’Udc, dell’Mpa e dell’Api – ha detto al termine il deputato finiano Della Vedova – Un’area di sensibilità che non contrasta con la lealtà che confermiamo al mandato elettorale”. Comune intento di astenersi, quindi, anche se la decisione ufficiale verrà presa da ogni gruppo autonomamente nelle prossime ore.

“Non nasce un soggetto politico nuovo – sottolinea Cesa – ma si vuole trovare una convergenza in Parlamento che può diventare un dato rilevante e una grande novità”. Terzo polo? “No ma un’area di responsabilità. Speriamo ci siano una convergenza non solo sullo specifico caso Caliendo ma anche su altre questioni”. Cesa però aggiunge: “A settembre-ottobre speriamo ci sia una convergenza sulle questioni che dovrà affrontare il Parlamento. Noi dell’Udc siamo all’opposizione, Fini è nella maggioranza. Vediamo… Le convergenze vanno realizzate nei luoghi istituzionali, cioé in Parlamento, sulle questioni in calendario”.

“Il cambiamento è solo all’inizio  – commenta invece Rutelli – certo è che si è rotta la maggioranza più forte degli ultimi 60 anni, e di fatto il bipolarismo”. Il leader di Api parla della necessità di “unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità”.

Il voto di domani sulla mozione di sfiducia a Caliendo, intanto, mette a dura prova la tenuta del governo. Di fronte alla nascita di un fronte moderato così trasversale, l’Esecutivo vede messi a dura prova i numeri della maggioranza in Parlamento. La giornata di domani, dunque, sarà un primo banco di prova per testare la solidità del governo anche all’indomani della frattura dei finiani. Silvio Berlusconi ne è consapevole, tanto che ha già avvertito tutti: “Al primo incidente si va alle urne”. E il primo incidente potrebbe benissimo essere un Parlamento che sfiducia un componente del governo, come è Caliendo, con l’astensione dell’ex cofondatore del Pdl, Gianfranco Fini.

E il timore di una crisi di governo agita anche la Lega. Il ministro del Carroccio, Roberto Maroni, annuncia: se il governo sarà sfiduciato “non ci sono alternative al voto anticipato: con la novità, per l’Italia, che si voterà a ottobre o a novembre, ma cambia poco”.

“Senza la Lega non si va da nessuna parte”, è stato il ragionamento del ministro leghista. “Anche perché al Senato un qualsiasi altro governo non potrebbe mai prendere la fiducia. Allora? E’ inutile fare ragionamenti tortuosi. Se il governo viene sfiduciato, il presidente del Consiglio va al Quirinale a dimettersi. Il Capo dello Stato affida un incarico per la verifica di rito e il verificatore accerterà che non c’è una maggioranza in Parlamento. E la strada delle urne è aperta”.

Se invece, hanno chiesto i cronisti, si dovesse trovare una maggioranza diversa in Parlamento? “Non esiste una maggioranza diversa da quella che hanno voluto gli elettori. E’ irrealizzabile. Poteva accedere nella prima Repubblica. Oggi, no. Non c’ è spazio per giochi di questo genere. Senza la Lega non si va da nessuna parte. E se sfiduciano il governo si va soltanto da una parte: alle urne”.

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