Flores D’Arcais: fruitori certificati di Casaleggio e Beppe Grillo, non la Rete

Pubblicato il 19 Giugno 2013 5:09 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2013 0:39
Flores D'Arcais: fruitori certificati di Casaleggio e Beppe Grillo, non la Rete

Paolo Flores DArcais

Polemica aperta fra le prime linee del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Paolo Flores D’Arcais, direttore di Micromega, uno dei promotori dei girotondi e grande sostenitore del grillismo.

Il povero Paolo Flores D’Arcais si scontra con i crani abbastanza duri dei seguaci di Beppe Grillo, ma non demorde scrive una

“Lettera aperta al senatore Vito Crimi“.

La passione di Paolo Flores D’Arcais per i seguaci di Beppe Grillo non conosce limiti e lo spinge a scrivere parole che non ci si aspetterebbe uscire dalla penna di un uomo della sua dignitas.

Il testo integrale è sul sito di Micromega. Lo spunto, scrive Paolo Flore D’Arcais, è

“una notizia d’agenzia secondo cui nella riunione congiunta dei gruppi parlamentari del M5S [Vito Crimi, già capogruppo del Movimento al Senato e figura di spicco fra i grillini] avrebbe detto “criticando i riferimenti (due) fatti nel corso dell’assemblea all’appello di Paolo Flores d’Arcais, contrario all’espulsione della Gambaro: «Se qualcuno vuole lui come nuovo ideologo, vada nel movimento che fonderà insieme a Rodotà e tutto il resto»”.

Flores non si capacita che Crimi lo abbia potuto davvero dire e chiede una smentita.

E con una punta di malizia aggiunge:

“Naturalmente non ci sarebbe bisogno di una conferma/smentita da parte sua se il M5S, dopo aver promesso a noi suoi elettori il massimo di trasparenza, avesse mandato in streaming una delle sue riunioni più importanti”.

Paolo Flores D’Arcais non ambisce al ruolo di ideologo:

“Sto solo cercando di dialogare, con una serie di lettere e qualche articolo, con tutti i parlamentari della lista per la quale ho votato e che dunque sono, secondo le parole di Beppe Grillo, anche i miei “dipendenti”. Espressione che non userei mai. Penso che siate invece i nostri rappresentanti, cioè che dobbiate esprimere in parlamento le nostre istanze secondo l’interpretazione che ciascuno in coscienza ne dà (la nostra Costituzione vieta il vincolo di mandato) e alla luce del programma elettorale, nel quale non riesco a trovare cenno al dovere di venerazione nei confronti di Beppe Grillo o alla proibizione di criticarlo, eventualmente anche a torto (ma che un’opinione sia a ragione o a torto è a sua volta un’opinione)”.

Altro colpo duro:

“Leggo che comunque la decisione sulla espulsione o meno della senatrice Gambaro verrà “presa dalla Rete”. Non mi sembra proprio. Verrà presa, utilizzando il voto tramite la Rete, da alcune migliaia di attivisti certificati. Se fosse davvero “presa dalla Rete” dovrebbe essere possibile votare a tutti coloro che tre mesi fa alle urne vi hanno mandato a Palazzo Madama e a Montecitorio, quasi nove milioni di cittadini di cui a parole Grillo vi dichiara “dipendenti” ma che dipenderanno invece da un ristretto numero di fruitori di un sito gestito dal dottor Casaleggio. Non mi sembra esattamente la stessa cosa, e soprattutto non credo che darebbe lo stesso esito”.