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Follini (Pd) boccia Vendola come leader del centrosinistra: “Lui fa poesia, a noi serve parlare in prosa coi moderati”

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Marco Follini

Marco Follini “boccia” la candidatura di Vendola come leader del centrosinistra con una metafora: “A lui lasciamo la poesia, noi dobbiamo parlare ai moderati in prosa”. Il senatore del Pd ha affrontato l’argomento nella rubrica “Il democentrico” sul Riformista.

Follini  ha parlato delle incertezze suscitate nel suo partito dalla decisione del governatore pugliese di porre la propria candidatura alle prossime primarie: “Vendola fa il suo gioco, il Pd no. Lui sfida, spariglia, rilancia. E noi facciamo come il generale Kutuzov, arretriamo confidando nelle risorse dell’inverno russo e nel tempo che consuma. Non vorrei che a furia di arretrare finissimo proprio noi per conferire un tratto napoleonico all’impresa vendoliana”.

Follini è dell’avviso che il presidente della Puglia meriti ”una risposta chiara” e con lui la meritino gli elettori che il Pd vorrebbe cercare di conquistare: “La discussione per me verte sull’alleanza, non sulla leadership. Almeno, un partito che non voglia essere un tardo imitatore del berlusconismo dovrebbe cominciare da qui. Nel 2008, appena due anni fa, andammo alle elezioni divisi. Da allora, non c’è stato quasi argomento che non abbia approfondito quel solco, dal concretissimo accordo sindacale di Pomigliano d’Arco all’astrattissimo vagheggiamento del futuribile governo di unità nazionale. Siamo alleati in quasi tutti i governi locali, è vero. Ma siamo distanti su quasi tutti i temi politici nazionali. E nessuno, che io sappia, si è mai sognato di rivedere quella saggia decisione sull’andare da soli, o quasi, che prendemmo assieme a Veltroni alle ultime elezioni politiche”.

Per il senatore democratico le cose ”cominciano a muoversi” e presto sarà ”un movimento vorticoso” quello che a suo giudizio provocherà la crisi di Berlusconi perché libererà forze sul versante di centrodestra: ”Fini è sceso dal predellino, Casini non c’è salito. Da quella parte si sta formando un’onda politica e d’opinione che ci riguarda. Se vogliamo guardare in quella direzione, dobbiamo tenere ferma la distanza che ci separa dalla sinistra più radicale. Sarà prosa politicista, la mia, ma che io sappia la politica si fa così anche quando poi la si recita in versi. Non ci si può illudere di tenere tutto assieme, la sfondamento al centro e la guida a sinistra. Occorre scegliere. O si parla in prosa ai moderati o si parla in rima a chi è più a sinistra di noi”.

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