Fontana e i 25 mila camici corpo del reato. Reato? O pezza peggiore del buco

di Lucio Fero
Pubblicato il 30 Luglio 2020 11:01 | Ultimo aggiornamento: 30 Luglio 2020 11:01
Attilio Fontana e i 25 mila camici corpo del reato. Reato? O pezza peggiore del buco

Fontana e i 25 mila camici corpo del reato. Reato? O pezza peggiore del buco (Foto d’archivio Ansa)

Fontana Attilio e i 25 mila camici trovati dalla Guardia di Finanza nella sede della Dama, società del cognato e un po’ anche della sorella del Governatore della Lombardia.

Camici che, se le cronache riportano la verità, sono la prova materiale di una sorta di, come dire, donazione interrotta. Donazione improvvisa di forniture mediche dalla Dama alla Regione. Improvvisa, improvvisata e probabilmente improvvida. Camici che per gli inquirenti sono corpo del reato. Quale reato? Reato? O non piuttosto pezza peggiore del buco apposta da Fontana a tutta la vicenda?

IPOTESI DI PASTICCIO PER FONTANA

Dicono proprio a Milano: pezza peggiore del buco. E lo dicono in dialetto. Capita quando l’appositore della pezza a coprire si sente e si autovaluta più abile della realtà. A furia di auto incensarsi come i migliori del mondo, probabile che qualcuno abbia finito per crederci.

FRODE IN PUBBLICHE FORNITURE?

E’ l’ipotesi tecnica di reato. Ma forse la storia è solo quella di un pasticcio. Sono i giorni dello tsunami coronavirus in Lombardia, mancano attrezzature mediche e Regione e Dama fanno accordo per acquisto e vendita di circa 75 mila camici al prezzo di circa 500 mila euro.

Dama non dovrebbe vendere a Regione, c’è di mezzo la parentela. Ma c’è il dramma coronavirus e non sono giorni ed ore per rispettare regole su conflitti di interessi e qualcuno può aver in buona fede e con qualche ragione deciso di scavalcare le regole. Si compri dunque quel che serve, anche dalla ditta del cognato del Governatore.

Poi però questa dell’acquisto di camici da parete della Regione presso la ditta del cognato del governatore diventa una grana giornalistica, insomma si viene a sapere, anzi le viene data pubblicità. E qui alla Regione probabilmente prendeo paura.

Paura di dover spiegare e sostenere ciò che forse era pure spiegabile sostenibile: l’acquisto in emergenza fuori dalle regole. Quindi viene organizzata la vestizione dell’acquisto in donazione. Improvvisamente la fattura di pagamento già predisposta viene annullata. E circa cinquantamila dei 75 mila camici, quelli già consegnati da Dama alla Regione, diventano un dono e non più una vendita. E’ questa con tutta probabilità la pezza che Regione Fontana mettono a coprire e a risolvere.

Ma Fontana, sostiene chi indaga, avrebbe fatto o tentato di fare altro: avrebbe cercato di far arrivare a suo cognato 250 mila euro. A ristoro e risarcimento, questa l’accusa, del mancato guadagno della vendita dei camici.

Se l’accusa fosse confermata, quel bonifico da 250 mila euro sembra raccontare questa storia: abbiamo trasformato la vendita in donazione per non farmi avere grande giornalistiche e politiche, tu ci hai rimesso soldi, io ti risarcisco in buona parte. A giudizio di chi vuole e alle indagini di chi deve stabilire se tutto fosse già stato concordato prima della vestizione della vendita in donazione.

FONTANA E IL BUON GIOCO DEI GIORNALI

Stamane non si contano i quotidiani che hanno buon gioco nel documentare, carte alla mano, le sicure contraddizioni di Attilio Fontana sulla vicenda. Qualcuno scrive “bugie”, ma non c’è bisogno di arrivare a tanto. Di sicuro Fontana non apprende a cose fatte, le cose le fa o tenta di farle. E’ più che legittimo pensare che sapesse della trasformazione della vendita in donazione, ragionevole che abbia sollecitato questa vestizione. Il suo tentativo di risarcimento al cognato è un bonifico…parlante. Perché risarcire e di cosa risarcire un donatore?

DONAZIONE INTERROTTA

E se poi donazione era fin dal principio, genuina e totale donazione, perché interromperla a due terzi e tenersi i 25 mila camici rimanenti, quelli non consegnati? Pentimento nella donazione, donazione…interrotta? I 25 camici nei magazzini sono quello che erano in origine, merce da vendere e infatti Dama provava legittimamente a venderli.

Quei 25 mila camici sono la ragionevole prova che c’era un contratto di vendita, diventato politicamente imbarazzante, quindi vestito da donazione, donazione da risarcire come si fa con un mancato contratto. Un pasticcio più che un reato che, qualora ci fosse, sarebbe reato minore.