Fontana acqua in bocca sui 5 milioni di euro all’estero

di Lucio Fero
Pubblicato il 29 Luglio 2020 9:51 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2020 11:35
Attilio Fontana acqua in bocca sui 5 milioni di euro all'estero

Fontana acqua in bocca sui 5 milioni di euro all’estero (Foto d’archivio Ansa)

Fontana acqua in bocca. Attilio Fontana era sindaco di Varese quando non rese pubblico il suo stato patrimoniale come da normativa per chi ha pubblici incarichi.

Il Corriere della Sera ha trovato la prova della circostanza. Non era peraltro prova nascosta, è in memoria in un pubblico sito, quello dell’Anac, l’Autorità anti corruzione. Si tratta di una multa da mille euro comminata appunto ad Attilio Fontana sindaco.

Multa per non aver, nonostante ripetute e anche amichevoli sollecitazioni, reso pubblico il suo stato patrimoniale. Cosa che invece Attilio Fontana divenuto governatore della Regione Lombardia, più tardi farà. Allora perché Fontana al tempo in cui era sindaco accetta perfino una multa pur di non rendere pubblicità al suo patrimonio e invece Fontana al tempo del suo governatorato rende con serenità tutto pubblico?

LA MULTA DELL’ANAC A FONTANA

Non è la quantità del patrimonio a fare la differenza: quelli che Attilio Fontana omette da sindaco sono circa 5 milioni di euro. Quelli che rende pubblici da Governatore sono circa 4,5 milioni di euro. La differenza è nella qualità, per così dire, del patrimonio.

I cinque milioni di euro che Attilio Fontana non rende pubblici sono soldi a suo tempo illecitamente depositati all’estero o almeno in Italia rientrati a norma di legge come tali, come soldi illecitamente cumulati all’estero e poi riportabili alla luce e alla legalità tramite cosiddetto scudo fiscale. Si paga una percentuale sui fondi all’estero e, a norma di legge, quei soldi diventano legittimi.

LO SCUDO FISCALE

Attilio Fontana fa appunto rientrare cinque milioni di euro attraverso scudo fiscale. Tutto secondo legge, nessun reato, neanche l’ombra di una irregolarità. Ma quando è il momento della pubblica dichiarazione patrimoniale sull’operazione Fontana sindaco tiene l’acqua in bocca. Preferisce di gran lunga la mini multa (peraltro pubblica sì ma senza pubblicità della motivazione) al far sapere in giro che ha “scudato” cinque milioni di euro.

Per un politico, per un uomo pubblico non fa grande reputazione e referenza far sapere che i milioni sono rientrati regolarmente e a norma di legge, però per rientrare erano pure usciti. Non è “reputazionale” far sapere di aver accumulato soldi all’estero dribblando il fisco. Quindi Fontana acqua in bocca sui cinque milioni all’estero.

Quando invece i soldi sono rientrati Fontana governatore non ha problemi a rendere completa dichiarazione patrimoniale. Avere quattro o cinque milioni di euro investiti e risparmiati non è certo peccato reputazionale. E quindi Fontana governatore fa quella pubblica dichiarazione di stato patrimoniale che in precedenza, a soldi fresco scudati, non aveva fatto.

LEGALE MA NON REPUTAZIONALE

Tutto questo è emerso ai margini dell’inchiesta sui camici donazione genuina o donazione pezza inventata a coprire un affare tra Regione Lombardia e azienda con cui Regione Lombardia non era caso facesse affari, quella del cognato di Fontana governatore. Inchiesta in corso vuol dire che non è detto ci sia reato, non è detto ci sia processo, non è’ detto ci sia colpevole. Inchiesta non è rinvio a giudizio, tanto meno condanna. Sulla vicenda camici Attilio Fontana è allo stato dei fatti molto meno che colpevole, per ora imputato di nulla. L’inchiesta potrebbe anche finire con archiviazione e quindi Fontana potrebbe uscire pulitissimo da quello che oggi è solo un sospetto di aver mischiato e pasticciato cosa pubblica e cosa privata.

Ma la sua temporanea e determinata e astuta acqua in bocca mentre riportava a casa milioni tramite scudo fiscale non è ipotesi, è fatto documentato. Scudo fiscale non è reato, non renderlo pubblico costa a un politico una multa, il politico Fontana si fece i suoi conti da politico e decise che una multa conveniva molto più che stare a spiegare all’elettorato che sì, anche in famiglia si usava portare e nascondere i soldi all’estero.

In altri tempi un candidato a curare la cosa pubblica che la cassa pubblica aggira non aveva presentabilità politica ed elettorale. L’acqua in bocca pur non essendo reato sarebbe stata causa di unanime giudizio di impresentabilità. Oggi neanche ci si insiste troppo nelle cronache. Cronache giudiziarie, ma l’acqua in bocca di Fontana fu scelta politica e le cronache e sentimenti politici hanno da tempo perso ogni rotta e bussola e altra mappa di navigazione non hanno che inseguire il refolo perdendo il vento. (Fonte Corriere della Sera)