Fontana di Trevi, Raggi ci ripensa e rilancia: “Alla Caritas anche le monetine delle altre fontane”

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 gennaio 2019 17:06 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2019 0:57
Fontana di Trevi, Raggi ci ripensa e rilancia: "Alla Caritas anche le monetine delle altre fontane"

Fontana di Trevi, Raggi ci ripensa e rilancia: “Alla Caritas anche le monetine delle altre fontane”

ROMA – Virginia Raggi ha cambiato idea: le monetine della Fontana di Trevi resteranno alla Caritas. Lo ha annunciato la stessa sindaca all’Osservatore Romano dopo le polemiche nate dalla precedente decisione di sottrarle all’ente diocesano per destinarle ad Acea, in parte per la manutenzione delle fontane monumentali e in parte per altri progetti sociali.

Virginia Raggi si cava così dall’evidente imbarazzo col Vaticano. E anzi rilancia: “Anche le monete raccolte nelle altre fontane della Capitale saranno destinate all’organismo caritativo diocesano, per un totale approssimativo di 200.000 euro aggiuntivi“, ha assicurato.

“La Caritas e tutte le migliaia di persone assistite dai suoi operatori – ha aggiunto – possono stare tranquille. Garantisco io, in prima persona, che non verrà mai meno il contributo di questa amministrazione. Per quanto riguarda le monetine, confermo che resteranno a disposizione delle attività caritatevoli dell’ente diocesano. Nessuno ha mai pensato di privare la Caritas di questi fondi. L’ente diocesano svolge un compito importante per tanti bisognosi e per la città di Roma che vuole continuare a essere la capitale dell’accoglienza dei più deboli”. 

Era stato l’allora sindaco Walter Veltroni, nel lontano 2001, a destinare le monetine della celebre fontana ad iniziative di solidarietà. Una prassi poi conservata anche dalle successive giunte, di ogni colore politico, compresa quella di Gianni Alemanno. Ma la Raggi, forse presa dalla smania del cambiamento che caratterizza l’attuale governo, aveva deciso di fare a modo suo.

Salvo poi rendersi conto che la strada intrapresa era svantaggiosa per tutte le parti in causa. E’ evidente che quando si opera attraverso il volontariato i costi sono diversi, più bassi per il semplice motivo che la mano d’opera non si paga. Se fossero stati invece impiegati comunali o mense pagate dal Comune a fornire, ad esempio, pasti ai senzatetto, questi sarebbero dovuti essere pagati e del milione e mezzo letteralmente raccolto dall’acqua una bella fetta sarebbe finita negli stipendi dei lavoratori coinvolti. Ma