Podestà rinviato a giudizio per le firme false per la lista Formigoni

Pubblicato il 3 Luglio 2012 13:35 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2012 14:09

Guido Podestà (Foto LaPresse)

MILANO – La Procura di Milano avrebbe chiesto il rinvio a giudizio per falso ideologico per il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà. Lo scrivono il Corriere della Sera e l’agenzia Ansa.

Podestà sarebbe accusato, insieme ad altre nove persone, in relazione alle 926 firme false a sostegno del listino di Roberto Formigoni e della lista del Pdl alle elezioni regionali del 2010.

Scrive Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera:

“Grazie a quelle firme false il partito di Berlusconi riuscì in extremis a presentare alle elezioni lombarde del 28 e 29 marzo 2010 la lista regionale ‘Per la Lombardia’ e la lista provinciale ‘Il Popolo della Libertà – Berlusconi per Formigoni’ che consentirono al già tre volte governatore lombardo di raccogliere 2 milioni e 700.000 voti, battere il pd Filippo Penati e restare per un quarto consecutivo quinquennio al Pirellone fino al 2015”.

Lo scorso 27 aprile la Procura aveva chiuso le indagini a carico di Podestà, all’epoca delle elezioni coordinatore lombardo del Pdl, per falso ideologico continuato e aggravato. Secondo l’accus, scrive l’agenzia Ansa, “Podestà sarebbe stato il ”promotore” della presunta falsificazione di 926 firme che sono servite per far concorrere alle Regionali di 2 anni fa la lista ‘Per la Lombardia’ di Formigoni e quella del Pdl per la circoscrizione provinciale milanese”.

A chiamare in causa direttamente Podestà era stata, in un interrogatorio di mesi fa, quella che nel 2010 era la responsabile del Pdl per la raccolta firme, Clotilde Strada (anche per lei la richiesta di processo), stretta collaboratrice del consigliere regionale Nicole Minetti.

Secondo quanto riporta l’Ansa la Strada avrebbe raccontato agli inquirenti: “‘Podestà mi guardò e mi disse: ‘Avete i certificati elettorali, usateli”’.

Secondo quanto scrive Ferrarella, la Procura ha chiesto

“il rinvio a giudizio di Podestà perché, nella sua veste all’epoca di coordinatore regionale del Pdl, avrebbe “promosso le attività di falsa attestazione, indicandone a Clotilde Strada (vice responsabile del settore elettorale del Pdl Lombardia ma in concreto unica effettiva responsabile dell’attività di raccolta delle firme dei sottoscrittori) le modalità specifiche di esecuzione, consistenti nell’uso dei certificati elettorali per l’estrazione dei dati necessari per l’inserimento delle generalità dei sottoscrittori delle liste dei candidati”.