Un “Piccolo” sussurro da sinistra: “Fini farebbe meglio a dimettersi”

Pubblicato il 8 Settembre 2010 19:49 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2010 19:49
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Gianfranco Fini durante il discorso di Mirabello

Una vocina “piccola” e per ora isolata in un mare magnum di celebrazioni. È quella dello scrittore e sceneggiatore Francesco Piccolo, uno dei pochi, a sinistra, a chiedere anche se con toni decisamente più sobri di quelli che risuonano da destra,  le dimissioni di Gianfranco Fini dalla presidenza della Camera.

Piccolo scrive per l’Unità ma ha ribadito il suo punto di vista anche al Foglio, in un’intervista firmata da Annalena Benini e rilanciata anche da Dagospia. Secondo lo scrittore la sinistra sbaglia a schierarsi compatta con Fini e sulla questione  “ha un atteggiamento semplificato: chiunque stia contro Berlusconi, sta con noi. Quasi nessuno, ad esempio, ha notato quanto quel discorso fosse pesantemente conservatore. Hanno rimosso il suo passato, la legge sull’immigrazione, le citazioni di Almirante: per il momento Fini è un paladino e va difeso in qualunque modo”.

Secondo Piccolo, invece, il discorso di Mirabello è stato “molto forte, molto di destra e molto di opposizione”. Talmente forte che “continuare a fare il presidente della Camera, adesso, mi pare una contraddizione”.

Tra Berlusconi e Fini, anche Piccolo simpatizza per il presidente della Camera, ma con riserva: “Credo che la sua sia una battaglia politica sacrosanta, però non penso che possa farla dentro al governo: è stato anche il primo nella maggioranza a chiedere il cambiamento della legge elettorale, poi però dice di voler restare, forse perché si sente debole, insomma non ha il coraggio di andare fino in fondo”.

Quanto alle dimissioni Piccolo definisce “eretica” l’idea di Bossi e Berlusconi di salire al Quirinale per chiedere l’intervento di Napolitano. Nessuno, insomma, può chiedere a Fini di mollare lo scranno di Montecitorio.  Eppure, per Piccolo,  c’è un però: “Per ragioni che attengono alla sua coscienza politica, dovrebbe dimettersi: per la violenza che subisce e attua, per il livello dello scontro, per la convinzione politica che porta avanti”.