Francesco Storace a processo per vilipendio. Disse: “Napolitano indegno”

Pubblicato il 23 settembre 2014 16:09 | Ultimo aggiornamento: 23 settembre 2014 16:10
Francesco Storace a processo per vilipendio. Disse: "Napolitano indegno"

Francesco Storace a processo per vilipendio. Disse: “Napolitano indegno”

ROMA – Rischia di pagarla cara il leader della Destra, Francesco Storace, per quel “Napolitano indegno” per cui or a è accusato di vilipendio, essendo il destinatario nientemeno che il Capo dello Stato. Il processo è previsto tra meno di un mese, il 21 ottobre prossimo: il reato di vilipendio è punibile con una pena che va da uno a 5 anni. Ma a rischio c’è pure la carriera politica dell’ex governatore: se la condanna dovesse superare i due anni, scatterebbe infatti la legge Severino e dunque l’interdizione dai pubblici uffici e l’incandidabilità proprio come Silvio Berlusconi.

Era il 2007 e Storace scalpitava contro quei senatori a vita più volte accorsi in Parlamento a salvare un oramai traballante governo Prodi. Storace si scagliò in particolare contro il premio Nobel Rita Levi Montalcini, definendola “stampella”. E il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano scese in campo a strigliare qualche orecchio, definendo “indegno” il comportamento di Storace. E lui rilanciò: “Indegno semmai sarà il Capo dello Stato”.

Una scalciata di troppo che gli costò una denuncia per vilipendio perché avrebbe offeso l’onore e il prestigio della più alta carica dello Stato. L’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella, firmò l’autorizzazione a procedere. E ora, dopo sette anni, il procedimento ha compiuto il suo iter

Questo il post apparso sulla pagina Facebook del leader della Destra:

“Sembra quasi normale, in Italia, che per aver detto ‘indegno’ – che e’ un giudizio e non una parolaccia – al capo dello Stato e nonostante una riappacificazione al Colle che spero sincera, si possa andare in galera. Fra un mese esatto, il 21 ottobre, rischio infatti il carcere.

Il procedimento fu aperto col benestare di Clemente Mastella, perché si tratta di un reato che si persegue con l’autorizzazione del ministro…. Orlando, il ministro di oggi, respinge le richieste sullo stesso argomento e per espressioni di ben più colorita gravità, diciamo. Basti pensare ai grillini o alla straordinaria penna di Travaglio. Quindi, a processo uno sì e tutti gli altri no. Anche Bossi, credo”.

Tutto tace, tranne pochissimi. Gasparri, il più attivo di tutti, ha presentato un disegno di legge per abrogare il reato. Del resto, se il capo dello Stato si sente offeso, quereli direttamente come un comune cittadino, il primo della Repubblica. No, lo decide il ministro della giustizia…. Poi, si sono mossi con solidarietà varie La Russa – pure lui con la proposta di legge – Giachetti del Pd, Smeriglio di Sel, Capezzone di Forza Italia, Cicchitto di Ncd e anche Gianfranco Fini. Spero nell’assoluzione.

Ma se il giudice mi condanna, non voglio benefici di legge e mi presento al carcere. Se in questo paese si può andare in galera per una parola di contestazione a Napolitano, se ne devono accorgere tutti”.