Francesco Verderami: “I partiti studiano la (loro) fase due”

Pubblicato il 25 Dicembre 2011 19:11 | Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre 2011 19:14

ROMA – “Non di sola economia vive il governo Monti, perché all’ombra della manovra finanziaria sono iniziate le manovre politiche”. Esordisce così Francesco Verderami nella sua rubrica Settegiorni sul Corriere della Sera del 24 dicembre.

I retroscena politici, secondo Verderami, rischiano di “incrinare la stabilità (quasi) quanto il rialzo dello spread”. Mentre il governo cerca risorse per convocare il Cipe, Comitato Interministeriale per la programmazione economica, per il varo di un pacchetto di investimenti già dalla seconda metà di gennaio, i partiti avanzano le loro richieste al premier Mario Monti.

Sia il Pd che il Pdl hanno esortato il presidente del Consiglio ad alzare la voce in Europa. “Il leader dei Democratici confida che a Bruxelles venga fatto capire come l’impegno italiano di centrare il pareggio di bilancio per il 2013 debba essere accompagnato da uno sconto dettato dal costo della recessione altrimenti ‘non se ne uscirebbe’”. Ma sebbene il premier abbia rassicurato i suoi interlocutori sul fatto che “ora sarà meno complicato esporre le proprie ragioni in Europa”, affiorano le prime preoccupazioni da parte del segretario del Pdl, Angelino Alfano. “Non è un caso se ieri, durante il colloquio con il segretario e i capigruppo del Pdl, Monti si è sentito chiedere ‘maggiore attenzione’ ai processi in atto nel suo gabinetto”, scrive Verderami.

Più prosaicamente, il Pdl ha chiesto a Monti di evitare che il governo diventi un “vettore” per “ambizioni personali” o per “operazioni di riassetto del sistema”. Il riferimento è all’Iniziativa per l’Italia promossa nel mondo catolico dal ministro per la Cooperazione Riccardi con Cisl e Udc: “Il Pdl non accetta di sostenere un governo tecnico dove ci soltivano disegni politici, e (Alfano, ndr) l’ha rappresentato a Monti per evitare che ‘le cose si complichino”.

Se, infatti, Casini dal canto suo “ha già disegnato una propria road map fino a maggio, quando il suo partito terrà il congresso” (se l’operazione avrà messo radici l’Udc si scioglierebbe per dar vita a una nuova formazione politica), Alfano ripete come “il Pdl sia interessato alla costruzione di una grande area oderata che si riconosca nel popolarismo europeo. Se il gioco però fosse quello di smontare il bipolarismo e i principali partiti, noi diremmo no”.

Conclude Verderami: “Difficile prevedere se l’obiettivo sarà raggiunto, se l’Abc della politica – l’asse tra Alfano, Bersani e Casini – reggerà alle tensioni che saranno provocate dagli obiettivi diversi dei tre protagonisti di questa fase”.