Fiorito: “Pronto a restituire i soldi non dovuti: circa 400 mila €”

Pubblicato il 21 settembre 2012 21:57 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2012 23:03
Franco Fiorito a Porta a Porta

Franco Fiorito (Lapresse)

ROMA – ”Sono pronto a restituire i soldi”: l’ex capogruppo del Pdl al Consiglio regionale del Lazio, Franco Fiorito, attraverso il suo difensore, l’avvocato Carlo Taormina, si gioca le sue ultime carte. Taormina, spiegando la decisione presa dal suo assistito, afferma che ”appena avremo un quadro chiaro della situazione dei conti siamo pronti a restituire il denaro”. In base a quanto si apprende, la cifra si aggirerebbe intorno ai 400 mila euro.

Secondo gli inquirenti, l’ex sindaco di Anagni avrebbe dirottato sui suoi conti in Italia e all’estero circa un milione di euro dei fondi destinati al gruppo consiliare del Popolo della Libertà. L’iniziativa di voler restituire il danaro, con l’accusa di peculato che pende sulla sua testa, potrebbe essere legata ad un aggravamento della posizione di Fiorito nell’indagine sulla gestione dei fondi Pdl.

Dopo un interrogatorio fiume durato sette ore in cui ha raccontato la sua verità sul “sistema Lazio“, Fiorito si dice pronto a restituire tutte le somme “non dovute”. L’ex capogruppo ha già fornito agli inquirenti i documenti di 18 persone ma, di fatto, ne avrebbe accusate soltanto otto. Persone che restano al vaglio degli inquirenti, ma se le accuse lanciate da Fiorito dovessero risultare false i giudici potrebbero contestargli anche il reato di calunnia.

Nei verbali di quell’interrogatorio sono scritte anche le accuse alla Polverini. “Renata Polverini sapeva perfettamente come funzionava – ha detto Fiorito nell’interrogatorio – non poteva ignorare che si fosse deciso di assegnare 100 mila euro ad ogni consigliere che però potevano essere aumentati fino a 300 mila. Anche perché lei stessa è sostenuta da una lista che porta il suo nome, godeva di queste elargizioni e provvedeva poi alla spartizione tra i vari consiglieri. C’era un accordo per consentire una simile procedura e, a seconda dell’incarico ricoperto, si riuscivano ad ottenere somme sempre più alte”.

Ma la mossa di voler restituire qualcosa che, lo ha ribadito fino alla nausea, non avrebbe rubato, non risulta molto convincente. Discorda quanto meno con la sicurezza ostentata ai microfoni di Radio 24, quando Fiorito ha esclamato:  “Alfano non mi può cacciare dal partito. Forse ci sono altri soggetti del Pdl che hanno pendenze più grandi delle mie e non mi sembra siano stati cacciati dal partito”.

Intervenuto al programma radiofonico La Zanzara, il Batman di Anagni ha spiegato:  ”Alfano conosce quanto me il regolamento, per essere espulsi ci vuole un procedimento, che si pronuncino i probiviri e che soprattutto ci sia una colpa – continua -. Io sono indagato, con una vicenda che ha provocato clamore, ma non sono stato né rinviato a giudizio né condannato. Se voglio continuare a fare politica? – conclude – Assolutamente sì. Ne uscirò pulito e anzi qualcuno mi dovrà chiedere scusa”.

E lunedì l’ex capogruppo del Pdl alla regione Lazio è stato convocato dal pm reatino Massimiliano Siddi per essere interrogato “per reato connesso”, in relazione alla denunce presentate dal suo successore e nemico giurato Francesco Battistoni e da almeno due società viterbesi, secondo le quali le fatture depositate nella sede del gruppo Pdl per il pagamento delle prestazioni fornite sarebbero state gonfiate. La manipolazione delle fatture sarebbe avvenuta durante i vari passaggi da chi le ha emesse a chi le ha ricevute per finire a chi le ha liquidate.

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