Franco Fiorito: 31mila euro al mese più di Napolitano e Monti insieme

Pubblicato il 21 settembre 2012 10:30 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2012 13:19
Franco Fiorito

Franco Fiorito

ROMA – Sono 8.100 euro di stipendio base, 4.190 di diaria, 3.000 per le spese del personale, 8.000 per la presidenza del gruppo regionale e 8.000 per la presidenza della Commissione Bilancio. Il totale mensile è di 31mila euro. Uno stipendio più alto di quello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente del Consiglio Mario Monti messi insieme. Franco Fiorito, l’ex capogruppo Pdl alla Ragione Lazio, indagato per peculato, percepisce uno stipendio da mille euro al giorno. A spiegarlo, elencando i vari compensi, è lui stesso ai magistrati romani, tenendo a precisare che “è tutto legittimo”.

Dunque 31mila euro al mese. “Netti?”, chiedono il procuratore aggiunto Alberto Caperna e il sostituto Alberto Pioletti. “Netti”, risponde Fiorito. Che aggiunge: “A questa somma che percepivo individualmente, nella mia veste di capogruppo, si aggiungevano 21 mila euro mensili per il funzionamento del gruppo stesso”. Ci sono poi quei centomila euro netti l’anno per ogni singolo consigliere della Regione, che si aggiungevano a una busta paga già assai importante da da 13 mila euro netti al mese.

Fiorito continua poi ad elencare le sue proprietà e la sua situazione bancaria: “Ho un conto storico con mia madre all’Unicredit, dai tempi in cui vivevo ad Anagni. Un secondo, sempre con Unicredit, all’Eur, su cui ho appoggiato 200 mila euro di mutuo per una casa che ho comprato in Ciociaria. Un conto Deutsche Bank in piazza Venezia, uno Mps in via del Corso, quattro in Spagna, a Tenerife, isole Canarie, di cui due a mio nome, su cui ho accreditato il mio stipendio, e altri due ereditati da mio padre insieme a due ville e un terreno con progetto approvato di edificazione per altre 3 case. Ho poi un conto presso la Banca Popolare del Lazio, su cui è addebitato un mutuo di 500 mila euro con cui ho acquistato la villa al Circeo”. Su quella compravendita, ammette, “ci fu una parte di nero. Ma irrisoria. E comunque il prezzo fu di 600 mila euro”.