Friuli, Debora Serracchiani, il Pd che vince: “Bestia rara” o strategia giusta?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Aprile 2013 9:26 | Ultimo aggiornamento: 23 Aprile 2013 11:50
Debora Serracchiani in trionfo dopo l'annuncio dei risultati

Debora Serracchiani in trionfo dopo l’annuncio dei risultati (foto Ansa)

UDINE – Debora Serracchiani, ovvero per autodefinizione, una “bestia rara”. Perché rappresenta un “centrosinistra che vince”,  e quindi un centrosinistra che “non si è mai visto”. E’ lei, la giovane Serracchiani, la nuova Governatrice del Friuli.  Serracchiani si prende la Regione per un’incollatura, 39,4% contro il 39% del suo avversario, il governatore uscente Renzo Tondo del Pdl.

Ma il risultato è comunque clamoroso, e lo è per almeno tre motivi. Primo: nel 2008 Tondo aveva preso quasi il 54%, dando otto punti a Riccardo Illy. Secondo: Serracchiani ha ridimensionato pesantemente le aspirazioni grilline. Beppe Grillo sognava e lo aveva detto chiaramente, che il Friuli diventasse la prima Regione a 5 Stelle. E invece Saverio Galluccio prende una “bastonata” di quelle che fanno male: appena il 19% con M5S inchiodato al 13%. Consensi quasi dimezzati rispetto alle politiche.

Terzo: Serracchiani è riuscita a vincere non grazie al Pd ma nonostante il Pd. Perché a livello nazionale lo “spettacolo” Quirinale e la resa dei conti permanente interna al partito non l’hanno certo aiutata.

La neo governatrice lo dice senza mezzi termini: “Non accettavo di essere seppellita sotto le macerie di Roma, ma ho temuto che lo schifo arrivasse fin qua”. Tradotto: Serracchiani ha temuto che il Pd, il suo partito, le togliesse voti.

Europarlamentare di area renziana ora Serracchiani è alla sfida da governatore. In campagna elettorale una mano la ha avuta proprio da Matteo Renzi, l’unico a farsi vedere in Friuli durante la campagna elettorale. Non è passata per le primarie perché “non si è presentato nessuno”. Ora può iniziare a dare un volto al suo Friuli che Serracchiani vuole lontano dalla macroregione del Nord  teorizzata dalla Lega e da Roberto Maroni: “Noi siamo una regione di confine, serve un approccio contrario alle macroregioni, un approccio che riconquisti le relazioni internazionali”.