Fumogeni per Bonanni a Torino: è scontro tra Pd e polizia sull’ordine pubblico

Pubblicato il 9 Settembre 2010 11:27 | Ultimo aggiornamento: 9 Settembre 2010 11:27

Raffaele Bonanni

E’ scontro a Torino tra alcuni dirigenti del Pd e la questura sul sistema di sicurezza delle festa Democratica. La stessa dove per Renato Schifani sono volati insulti e grida e per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni addirittura dei fumogeni sul palco. I dirigenti torinesi del Pd hanno accusato la polizia di non aver saputo gestire la furia della folla, o almeno della parte più “estremista”. Il primo è stato Enrico Letta che ha detto: “Mi spiace, con il massimo rispetto per le forze di polizia oggi l’ordine pubblico non è stato garantito. Per un’ora la festa è stata ostaggio dei violenti. Perché tornasse la calma si è dovuto aspettare che se ne andassero da soli”. Ma dalla questura arriva un replica secca: noi non abbiamo saputo gestire? Ma se loro non volevano nemmeno le transenne.

Come racconta oggi La Stampa, infatti, l’organizzazione della festa avrebbe rifiutato la presenza delle forze dell’ordine a Torino per evitare l’effetto “militarizzazione” che avrebbe sicuramente suscitato polemica. Lo raccontano alcuni poliziotti: “Gli organizzatori sono stati allertati un’ora prima del dibattito. E a loro è stato spiegato che i contestatori sarebbero stati una quarantina. Dall’inizio della festa ci è stato chiesto un servizio ‘morbido'”. Poi però c’è stato l’attacco anche fisico a Bonanni e allora gli stessi organizzatori se la sono presa con i polizziotti, rei a loro dire di non aver tutelato bene l’ordine pubblico. Ma dalla questura non ci stanno e la loro replica è secca: “Dicono che siamo rimasti a guardare? Ah sì? – afferma un funzionario della Digos di Torino alla Stampa – Ora le spiego com’è andata sabato scorso: prima che arrivasse Schifani, volevano addirittura che non montassimo le transenne per tenere alla larga chi aveva annunciato la contestazione”. Ma ora sembra che per la polizia la misura sia colma e l’ordine del questore è chiaro: d’ora in poi si fa come diciamo noi, se sarà necessario si provvederà a filtrare la gente agli ingressi dell’area dibattiti.

Insomma, quello che viene fuori da questa storia, e che a Torino l’organizzazione della Festa del Pd è stata quantomeno “ingenua” e ha generato un cortocircuito. Da una parte le forze dell’ordine che sono state tenute fuori, dall’altra il Pd che non ha voluto una festa “militarizzata” ma che ora si lamenta. “La festa è aperta a tutti e tale resterà – ha detto ieri Lino Paganelli, responsabile organizzativo della Festa – Il nostro servizio d’ordine non deve fare pubblica sicurezza; sono altri a dover garantire l’incolumità delle persone”.

Intanto comunque la bravata organizzata da un manipolo di contestatori occupa le prime pagine dei giornali, la destra ha buon gioco a strumentalizzare i fatti, il Partito Democratico è costretto a fare i conti, ancora una volta, con un massimalismo di ritorno il cui primo effetto è far fuggire a gambe levate gli elettori moderati.

Il popolo di sinistra, forse perché orfano di un’ideologia, inizia a dare i primi segni di insofferenza verso l’avversario, ad alzare i toni e la tensione, e i vertici del Pd si oppongono a questa deriva massimalista in cui sembra piombato il suo popolo. Stretti come sono nel difendere da una parte la libertà d’espressione e nell’evitare dall’altra di ripiombare nel clima cupo degli anni’70, quando la contrapposizione brutale tra avversari politici e ideologici portò a forme estreme di violenza, le cui conseguenza hanno generato episodi tra i più bui della storia italiana.

E allora il Pd si interroga sul perché ci siano queste frange “estreme” anche nel proprio popolo, e si interroga su come arginarle per evitare che episodi come quelli di Torino possano allontanare ulteriormente i “moderati” di sinistra da un partito che non ha ancora bene capito quale identità avere. C’è chi, come Enrico Letta parla di “clima da guerra civile”, che fa tanto anni di piombo, e chi, come Sergio Chiamparino osserva più realisticamente che una parte “di noi vuole zittire l’avversario”.

Enrico Letta: clima del Paese sull’orlo della guerra civile. Nella politica ”c’è un tasso di contrapposizione eccessivo, sembra un Paese sull’orlo della guerra civile. Invece dobbiamo fermarci tutti, destra e sinistra” abbassando i toni perchè ”si pensa che le parole siano neutre, ma quando aizzano gli animi, gli scriteriati le trasformano in violenza, anche fisica”. Lo dice in una intervista alla Stampa il numero due del Pd Enrico Letta, dopo la violenta contestazione al segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, alla festa del Pd di Torino.

”Sono scioccato – racconta – per un’ora la festa del Pd e’ stata messa sotto assedio da un gruppo di violenti e chi tace e non condanna esplicitamente questi fatti si assume una grande responsabilita”’. Letta si dice ”impaurito” perche’ ”siamo tornati a un clima rovente”, e la preoccupazione ora e’ che ”qualcuno cerchi un’escalation per conquistarsi le prime pagine”. Nei confronti dei leader di Cisl e Uil, comunque, c’e’ stato ”nei giorni scorsi un eccesso di criminalizzazione verbale. Si sono sentite parole che rievocano un massimalismo che tracima facilmente nella violenza” che va assolutamente ”repressa”. In ogni caso, ”le battute di Calderoli sulla nostra festa trasformata in ‘mattatoio’ sono inconcepibili: farebbe meglio a parlare al suo collega Maroni. Che dovevamo fare? Organizzare ronde con le spranghe? E’ una logica che non ci appartiene”.

Chiamparino: parte di noi vuol zittire l’avversario. Gli attacchi al presidente del Senato Renato Schifani e al leader della Cisl Raffaele Bonanni sono due episodi ”diversi” ma entrambi ”condannabili” perchè ”dimostrano che in parti importanti del centrosinistra si va facendo strada l’idea che e’ giusto zittire chi non la pensa come noi, che e’ meglio il silenzio della dialettica”. Lo dice il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, in un’intervista a Repubblica.

Per Chiamparino il comportamento tenuto dalla folla è ”incivile da condannare senza se e senza ma”, afferma, anche se ”non e’ facile contenere chi fa della provocazione una professione”. ”Troppo spesso – dice Chiamparino – vince la pancia anche da noi”. Ma ”chi toglie la parola a qualcuno non esercita un diritto, lo nega. Questa non e’ mai stata la tradizione della sinistra”. E cosi’ c’e’ il rischio di ”rincorrere la destra anche su questo terreno”. Perche’ sia la Lega che il Pdl ”sono partiti che non sono abituati al confronto interno, come si vede in queste settimane. Vivono con la logica amico-nemico”.

Ma, osserva il sindaco di Torino, ”io penso che noi non dobbiamo perdere l’abitudine di confrontarci anche con chi e’ molto distante dai nostri punti di vista. Altrimenti finiamo per omologarci agli altri”. ”Indubbiamente – aggiunge, parlando anche con il Corriere della Sera – nel Paese c’e’ una tensione e un clima che lascia spazio a tutti i possibili radicalismi ed estremismi” e ora ”siamo allo squadrismo”. I centri sociali, comunque, ”vanno isolati politicamente, cosa che facciamo non offrendo loro nessuna sponda”.