Fusi-Verdini e i milioni “ballerini”. ‘Repubblica’: “Sono nel mirino di Bankitalia e pm”

Pubblicato il 8 Settembre 2010 10:22 | Ultimo aggiornamento: 8 Settembre 2010 10:47

Denis Verdini

Uno strano giro di soldi, tanti soldi, centinaia di milioni di euro che dal 2004 al 2007 passavano dalla Btp di Riccardo Fusi ad alcuni conti correnti aperti nel Credito Cooperativo Fiorentino, di Denis Verdini, e poi alla Btp tornavano, anche nel giro di 24 ore. E’ su questa triangolazione sospetta che, secondo Francesco Viviano di “La Repubblica”, starebbero indagando gli ispettori di Bankitalia e i pm delle Procure di Firenze e Perugia.

Il sospetto degli inquirenti è che Fusi spostasse, con l’aiuto dell’amico e coordinatore del Pdl Verdini (pluri indagato nelle inchieste sui “Grandi Eventi” e sulla “P3”) e della sua banca il Credito Cooperativo Fiorentino, ingenti somme di denaro dalla sua azienda Btp ad altre società da lui controllate così da far apparire che quelle società avessero molti liquidi e potessero così ottenere finanziamenti e prestiti che altrimenti non avrebbero potuto avere. Tutta finzione, in realtà, secondo la tesi investigativa riportata da “la Repubblica”, perché quei soldi sarebbero usciti dalla porta per rientrare dalla finestra nel giro di una giornata.

Il perché Fusi abbia spostato così tanti soldi nelle due società gemelle per poi farli tornare indietro è ancora un mistero per gli inquirenti. Ma una possibile spiegazione l’ha data proprio Fusi che intercettato mentre parla al telefonato con il socio Riccardo Bartolomei dice: “Non sono mica soldi veri perché entrano e riescono, non so se mi spiego. L’importante è fare il giro. Un conto è come stanno le cose, un conto è come te le faccio vedere. L’importante è avere il finanziamento. Che problemi ci sono? S’è fatto mille volte..”.

La scoperta di questa triangolazione di centinaia di milioni di euro, come racconta La Repubblica, sarebbe stata fatta dalla Bankitalia esaminando la contabilità della Btp di Fusi relativa ad un grande appalto per la costruzione di un’autostrada in Sicilia, la Siracusa-Gela. L’appalto, di 103 milioni di euro, era stato vinto dalla Btp e da due società gemelle, la “Sige Rosolini” e la “Sige Noto” di cui però la Btp di Fusi è il maggiore azionista con l’84% delle quote.

Siamo nel 2004, la Btp insieme con le altre due società vincono l’appalto e Riccardo Fusi apre subito due conti  correnti presso il Credito Cooperativo Fiorentino intestati a Sige Noto e alla Sige Rosolini. Poi inizia a far affluire su questi due conti tantissimi soldi che, anche nel giro di 24 ore, venivano restituite alla stessa Btp. Quindi Fusi faceva passare soldi dalla Btp a società che lui stesso controllava e dopo poco queste stesse somme, pari pari, tornavano indietro alla Btp. Dal 2004 al 2007 i soldi passati dalla Btp alle due società e poi tornati indietro sono stati circa 300 milioni di euro, secondo quanto racconta La Repubblica, ovvero il 300% in più rispetto al valore dell’appalto della Siracusa-Gela. E tra l’altro i “finanziamenti” da parte della Btp sarebbero continuati anche dopo che i lavori per l’autostrada erano finiti, ovvero nel 2006.