Gas, prossime bollette in conto ai No Tap? Emiliano: “Gasdotto Auschwitz”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 13 dicembre 2017 13:03 | Ultimo aggiornamento: 13 dicembre 2017 13:08
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Il governatore pugliese Michele Emiliano coi No Tap (foto Ansa)

ROMA – Gas, e alla prossima emergenza, al prossimo aumento delle bollette, chi paga, Michele Emiliano e i ‘No Tap’?

Conseguenza dell’incidente di ieri in Austria sarà una bolletta maggiorata del gas in arrivo per il nostro Paese. La pagheranno i movimenti contrari al gasdotto trans-adriatico e quindi, lo sappiano o no, contrari a che si abbia più fornitori e diversi tra loro? Ovviamente no, la bolletta la pagheremo tutti noi consumatori.

Le forniture di gas russo dall’Austria sono state ripristinate ma l’incidente non ha in segnato proprio nulla ai capi popolo e sacerdoti dell’ideologia No Tap. Anzi Michele Emiliano, che ha un curriculum un ricorso respinto contro il gasdotto e una assidua predicazione No Tap, è arrivato oltre i confini di ogni iperbole tollerabile: “Il Tap, come Auschwitz, lo dice la gente”. Oltre i confini di ogni iperbole, abbondantemente nella galassia dell’assurdo e dell’incauto.

L’altro giorno un morto e una ventina di feriti. E’ questo il bilancio in termini di vite umane dell’incidente verificatosi ieri nell’hub austriaco di Baumgarten an der March, in Austria, snodo cruciale per la rete europea di distribuzione del gas. Toccherà ora ai tecnici e alla magistratura di Vienna individuare cause e stabilire eventuali responsabilità.

C’è però un altro bilancio che andrà fatto e un altro conto che andrà pagato: il bilancio sulla qualità dell’infrastruttura energetica che approvvigiona il nostro Paese e il conto su quanto l’incidente di ieri peserà sulle tasche dei consumatori italiani. Un conto che per alcuni, ministro Carlo Calenda in testa, andrebbe almeno moralmente ascritto ai ‘No Tap’. Quello che è emerso e che è diventato evidente agli occhi di tutti con l’incidente di ieri è la pericolosità di avere un canale quasi unico di approvvigionamento. In questo caso si tratta di gas, quindi energia e quindi un terreno molto delicato ed importante. Ma la regola dell’avere più fonti di rifornimento vale ed è consigliabile in qualsiasi campo. Questa quasi esclusiva ha fatto sì che ieri, per far fronte all’emergenza, l’Italia abbia dichiarato lo stato di emergenza e messo mano alle riserve strategiche.

La crisi è stata velocemente risolta e già in serata la fornitura di gas dalla Russia attraverso l’Austria è tornata operativa. Questo però, nonostante le rassicurazioni, non ha evitato che il prezzo della materia prima gas schizzasse verso l’alto con aumenti vicini al 100%. Il prezzo all’ingrosso del gas in Italia ha segnato un più 87% a 44,50 euro per megawattora. Aumenti che finiranno, come è ovvio, nelle bollette. E se il ministro Calenda dice che per i consumatori privati non ci saranno ricadute mentre conferma che le aziende pagheranno di più la prossima bolletta, altri stimano comunque aumenti tra il 4 e il 5% nella prossima fatturazione. Per tutti. Aumenti della materia prima e bollette più salate che sono frutto della citata quasi unicità della fonte di approvvigionamento. Val la pena ricordare che da Baumgarten entra in Italia, tramite il passo del Tarvisio, quasi la metà del metano importato.

Nel 2016 sono entrati per quella conduttura 28,2 miliardi di metri cubi di gas su una domanda complessiva annuale di 70,9 miliardi di metri cubi. Da gennaio a ottobre 2017 l’Italia ha consumato 57,5 miliardi di metri cubi di metano (+6,5% rispetto al periodo gennaio-ottobre 2016) e di questi, 57,1 miliardi di metri cubi sono stati importati (+7,3% rispetto al 2016), mentre ormai i giacimenti nazionali, un tempo floridissimi, si stanno esaurendo e da gennaio a ottobre ci hanno dato appena 4,5 miliardi di metri cubi (-2,9%). Un’architettura che rende il nostro Paese debole dal punto di vista del rifornimento energetico. Dice quindi assolutamente il vero il ministro Calenda quando, cogliendo la palla al balzo, sottolinea che se già avessimo il Tap, il discusso gasdotto trans-adriatico con sbarco in Puglia, le cose sarebbero andate diversamente.

Quel Tap così fortemente osteggiato da comitati vari con paladino il governatore pugliese Michele Emiliano che sta conducendo una battaglia fatta, da una parte, di credibili preoccupazioni ambientali e sociali e, dall’altra, di furbizie e calcoli di opportunità politica. Se è infatti ineccepibile e doveroso che per costruire un gasdotto si debbano rispettare regole che tutelano l’ambiente e la salute pubblica, non ci si può però nascondere dietro queste per accontentare una fetta di elettorato a scapito del Paese. Toccherà infatti ora a tutto il Paese pagare il contro dell’incidente di ieri, ma se l’impianto Tap rispetta la legge, perché questo conto non dovrebbe essere presentato a chi sino ad ora ne ha impedito la realizzazione? Ovviamente è questa una provocazione. Nessuno potrebbe presentare una simile ‘bolletta’ a Michele Emiliano o a qualsiasi altro soggetto ‘No Tap’. E’ però bene ricordare, quando si manifesta e quando si presentano esposti al Tar, che alcune cose che consideriamo come diritti inalienabili – la luce che si accende quando premiamo l’interruttore, il riscaldamento funzionante d’inverno e il gas per cucinare – non arrivano nelle nostre case per magia.

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