Genovese: dal Pd agli arresti a FI. Chi se lo prese, chi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Dicembre 2015 11:24 | Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre 2015 11:33
Genovese: dal Pd agli arresti a FI. Chi se lo prese, chi...

Genovese: dal Pd agli arresti a FI. Chi se lo prese, chi…

MESSINA – Quella del parlamentare siciliano Francantonio Genovese è una traiettoria politica complicata: vertiginosa ascesa nel Pd regionale, imbarazzante caduta con 19 mesi di arresti domiciliari per una storiaccia di distrazione di fondi pubblici, clamoroso ritorno (di questi giorni) sulla scena, ma dalla porta sbagliata, quella cioè di Forza Italia dell’eterno Gianfranco Micciché che lo ha strappato alla concorrenza.

Poi dice che uno si butta sui 5 Stelle: davvero è tacciabile di demagogia chi come loro denuncia inossidabilità e faccia tosta degli “impresentabili” (seppur condannati da magistratura e parlamento), gli intercambiabili che pur di restare aggrappati al potere confondono storie e idee, gli uomini per tutte le stagioni… Vicenda esemplare quella di Genovese.

Da pochi giorni può dire di essere un uomo libero, ma con obbligo di dimora, avendo finito di scontare 19 mesi di arresti domiciliari: il punto più basso della sua parabola politica, con il suo partito che vota con M5S la concessione della richiesta dei giudici di arresto. Ma sempre da parlamentare formalmente iscritto al gruppo Pd, fino al voltafaccia con cui è transumato con Berlusconi.

Figlio di senatore e nipote di ministro (Gullotti), la Democrazia Cristiana è il suo habitat politico naturale. Prima di presentarsi e vincere come candidato sindaco di Messina nel 2005 per l’Unione, era stato eletto consigliere regionale con la Margherita. Prima ancora aveva fatto in tempo a militare in un pezzo della diaspora democristiana, sponda berlusconiana.

Nel 2012, sembra un secolo fa, Genovese stracciò tutti alle primarie del Pd: fu il più votato in Italia fra i candidati democratici alle primarie per le elezioni politiche. Del partito in Sicilia è segretario regionale, ma è anche quello che si può definire un signore delle tessere. Nel 2013  è rieletto alla Camera ma viene anche raggiunto dall’inchiesta sui finanziamenti alla formazione professionale: truffa e peculato, sospensione e arresti. Ma solo chi cade può risorgere, sotto altri cieli, sotto altre insegne.