Gheddafi volle farsi “Re dei Re”. Berlusconi fornì “l’aiutino” di due escort?

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 4 Marzo 2011 16:22 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2011 16:22

Berlusconi in confidenza con Gheddafi

PARIGI –Crederci è difficile, non crederci è però una scommessa. Che il colonnello Gheddafi soffrisse di manie di grandezza lo si era capito. Vuoi per l’abbigliamento e le divise ridondanti di mostrine che ha sempre sfoggiato. Vuoi per il tono dei suoi discorsi o le piccole grandi manie da”Re sole” di Tripoli che lo hanno sempre contraddistinto. Così, era il 2008, il leader libico si mise in testa di voler diventare il “Re dei re”, ovviamente dei Re d’Africa, titolo onorifico ma prestigioso che, oltre a soddisfare l’ego, avrebbe assicurato a Gheddafi anche la presidenza dell’Unione Africana. Tra il colonnello e il suo sogno si mise di traverso però uno dei leader del continente nero. E a questo punto Gheddafi decise di rivolgersi a uno dei pochi leader occidentali che lo consideravano amico personale oltre che alleato di affari. Berlusconi naturalmente. Il nostro Presidente era, secondo Gheddafi, l’uomo giusto a cui chiedere consiglio per una trattativa così difficile. E infatti Berlusconi riuscì ad ammorbidire l’oppositore. Come? Spedendogli due escort mozzafiato, in altre parole mandandogli due prostitute per divertirlo e ammansirlo.

Chi racconta questa storia è Nuri Al Mismari, ex capo del protocollo di Gheddafi ora passato al fianco dei rivoluzionari e esule a Parigi dove vive sotto la protezione del Ministero dell’Interno, e lo racconta in una conferenza stampa riferita dal quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat. Circondato da agenti dei servizi segreti che gli fanno da guardia a Parigi, Al Mismari ricorda l’antefatto: l’opposizione da parte di uno dei leader africani (il quotidiano non ne menziona il nome) alla candidatura del libico. Berlusconi, investito della delicata questione, avrebbe perciò spedito “in dono” al riottoso capo di Stato africano due “bellissime escort”. Cosa che avrebbe sortito l’effetto desiderato. L’africano si convinse, e diede il voto a Gheddafi. Poco tempo dopo, in effetti Gheddafi fu insignito da più di duecento capi tribù del titolo di “Re dei re d’Africa”, nel corso di una riunione a Bengasi. Anzi, da quel giorno divenne anche “re dei sultani, dei principi, degli sceicchi e dei sindaci d’Africa”, com´era scritto nel comunicato del Forum dei sovrani e sceicchi delle tribù tradizionali in Africa. In quella stessa occasione, il leader libico invitò anche i capi tribù a realizzare il suo eterno delirio, mai avveratosi: quello di creare gli Stati Uniti d´Africa. Ma c’è di più, questa storia, secondo Al Mismari, svelerebbe finalmente e definitivamente, la nascita della locuzione Bunga Bunga. Il loquace ex capo del protocollo libico sostiene che da qui sia nata infatti l´espressione Bunga Bunga, per indicare genericamente delle “salaci avventure femminili”.

L’ex capo del protocollo di Gheddafi, nonostante sia di certo testimone di molte avvenimenti “segreti”, non può per questo essere attendibile su tutto. In molti paesi le sue affermazioni e la sua ricostruzione potrebbero persino risultare risibili e vanno prese quindi con la dovuta cautela. Anche se il Governo francese lo ritiene quantomeno “interessante” visto che gli garantisce protezione e asilo. Ma in un paese come il nostro, e con un presidente del consiglio come Silvio Berlusconi, indagato per prostituzione minorile e che frequenta, o almeno frequentava abitualmente escort, pagandole o meno, anche questa storia impossibile rischia di essere verosimile se non vera. Che interesse avrebbe Al Mismari a mentire? Che interesse avrebbe a screditare Berlusconi? Difficile dirlo.

E come negare che il Cavaliere non è certo nuovo a comportamenti poco ortodossi in politica, certo meno “estremi” di quelli raccontati dall’ex capo del protocollo libico, come fare le corna nelle foto ufficiali, come nascondersi dietro una colonna per fare “cu cu” alla cancelliera tedesca, come far attendere altri leader europei perché impegnato al telefono? E come negare che Berlusconi effettivamente frequentava numerose escort? Il dubbio viene. In fondo siamo anche il paese in cui, come riportano alcuni quotidiani, un tassista che accompagna una giovane marocchina, Ruby, ad Arcore, si sente in dovere di raccomandarle la figlia che è senza lavoro. Di chiedere alla giovane ragazza che trasporta, all’epoca una perfetta sconosciuta, se può mettere, visto che ha “amicizie in villa”, una buona parola per la figliola disoccupata. E dove, per non saper né leggere né scrivere, la giovane marocchina chiede 500 euro per l’ufficio. Se può succedere questo, perché non credere al Re dei Re investito grazie alle escort del Cavaliere? Perché non può essere, in un mondo normale dove non girano a casa dei premier di governo finte nipoti di Mubarak…