Ghetto ebraico: a Roma botte e intolleranza. Gad Lerner contro Riccardo Pacifici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Gennaio 2014 17:03 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2015 12:03
Ghetto ebraico: a Roma botte e intolleranza. Gad Lerner contro Riccardo Pacifici

Riccardo Pacifici, capo della comunità ebraica romana (LaPresse)

ROMA – Un pestaggio notturno e un dibattito interrotto: al Ghetto ebraico di Roma si respira aria di tensione e intolleranza in questi giorni.

Il pestaggio è quello di una squadra armata di mazze ai danni di quattro trentenni romani che avevano provato a staccare dal muro due manifesti pro-Sharon.

Il dibattito interrotto è la presentazione del libro “Israele e la Sinistra” (Matteo Di Figlia, Donzelli, pubblicato peraltro nel 2012). Scrive Andrea Garibaldi sul Corriere Roma:

“Due episodi, molto diversi tra loro, a distanza di tre giorni. Al centro la Comunità ebraica romana, la più grande d’Italia, la più osservata, la più colpita, la più reattiva. Riccardo Pacifici, presidente da sei anni con larga maggioranza, è un grande lavoratore, attivo anche nei rapporti con la politica cittadina, non sempre diplomatico e quindi non amato da tutti. Alcuni dei suoi avversari storici parlano di «livello di scontro mai raggiunto prima». Il presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, Renzo Gattegna, ha convocato la giunta per «accantonare polemiche sterili e e discordie»”.

Garibaldi racconta il pestaggio avvenuto nella notte fra sabato 11 e domenica 12:

“Vladimiro, Paolo, Francesco e Alessandro passano la serata in un locale del centro. I primi tre hanno 36 anni, Alessandro 35. Vladimiro fa parte del movimento degli «Indignati», Alessandro è un dj. Sono quasi le cinque e, secondo la loro testimonianza, decidono di prendere un pezzo di pizza al vecchio forno di via del Portico d’Ottavia. Davanti al forno ha sede la scuola ebraica e sul muro c’è un manifesto che dice «Sharon 1 di noi» e un altro: «Shalom leone Ariel». Vladimiro decide di staccare il primo e a questo punto (lo raccontano in un video al Fatto quotidiano ) si materializzano «quindici persone con mazze da baseball e martelli, alcuni con la kippah sul capo, che cominciano a pestarci». Uno di loro sente dire: «Andate a prendere altre mazze in macchina!». E anche: «Non uscite vivi da qui». Il Tempio Maggiore è a due passi. I picchiati raggiungono uno dei tre gabbiotti con carabinieri e vengono portati all’ospedale Fatebenefratelli. Vladimiro ha una ferita in testa guaribile in dieci giorni, gli altri sono guaribili in tre e due giorni. Presentano la denuncia ieri mattina.

Ci sono le ronde nel Ghetto? La Comunità ebraica nega con decisione: «Le uniche ronde sono quelle composte di genitori e nonni davanti alle nostre scuole — dice Fabio Perugia, il portavoce —. E alle cinque del mattino, come nel resto della città, può girare chiunque…»”.

Le ronde? Nessuno lo ammetterà apertamente. Certo gli ebrei romani non possono sentirsi protetti da un paio di carabinieri parcheggiati dei gabbiotti e non si può negare che, fra nazisti, fascisti e terroristi, abbiano qualche ragione per sentirsi minacciati. Ma non rassicurano le parole di Pacifici quando azzarda un paragone con CasaPound:

“Non è questo il caso, ma se qualcuno va a togliere2 una bandiera sotto CasaPound, secondo lei cosa succede?” E conclude il ragionamento così: “Lo dico al di fuori del mio ruolo istituzionale, ma se qualcuno si avvicina e mi tira un ceffone, io non mi metto a chiamare i carabinieri. Prima rispondo. I fatti andranno verificati, ma gli aggrediti hanno tutta la mia solidarietà”.

Poi arriva la sera di martedì 14 e in via Balbo va in scena un durissimo confronto fra sinistra e destra, tutto interno alla comunità ebraica non solo romana:

“Due organizzazioni ebraiche, J-call e Hans Jonas, chiedono una sala della comunità in via Balbo per presentare il libro «Sinistra e Israele». Introducono gli animatori delle due organizzazioni, Tobia Zevi e Giorgio Gomel. Gomel è il punto critico. Dirige il Servizio studi della Banca d’Italia. Tre anni fa scrisse parole critiche sui coloni israeliani: «Non sono nostri fratelli». Sulla scuola ebraica comparve un manifesto: «Ogni ebreo è mio fratello. Moni Ovadia e Gomel no». Alla presentazione del libro una settantina di ragazzi impediscono a Gomel di parlare. In sala c’è uno striscione: «Torna a Gaza, Giorgio».

Il dibattito non si riesce a svolgere. Gomel e Zevi vanno via, con il servizio d’ordine della Comunità. Gad Lerner sul suo blog attacca Pacifici per la serata (nessuno dei due c’era). E ipotizza una scissione della Comunità ad opera dell’«anima progressista». Il portavoce di Pacifici ribatte: «La Comunità romana è qui da 2.200 anni. Più facile fondare un’altra religione, che scinderla». Gattegna per questa vicenda convoca la giunta, vuole fare chiarezza su quali valori gli ebrei, tutti assieme, devono difendere e diffondere”.