M5S: erano 328 parlamentari, in un anno e mezzo 50 fuggiti o cacciati. Espulso anche Paragone

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Gennaio 2020 9:22 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2020 13:11
M5S, l'emorragia di parlamentari continua. Cacciato anche Gianluigi Paragone

Il senatore Gianluigi Paragone espulso da M5S (Ansa)

ROMA – Il collegio dei probiviri del Movimento 5 Stelle ha notificato al senatore Gianluigi Paragone la sua espulsione. Che, tra le altre cose, viene motivata anche con il voto espresso in difformità dal gruppo parlamentare sulla legge di bilancio.

Pochi giorni fa era stato cacciato il ministro dimissionario Fioramonti, oggi tocca a un esponente di spicco che mal aveva digerito l’alleanza con la sinistra.

Erano 328 parlamentari…

L’emorragia di parlamentari in fuga dal Movimento dunque continua. Dei più dei 328 deputati e senatori eletti nel 2018, una truppa di almeno cinquanta ha scelto altri lidi. Tra defezioni, espulsioni, cambi di casacca, tentazioni scissioniste. Le destinazioni d’arrivo variano. Chi ha scelto l’abbraccio della Lega, chi si è acccasato al gruppo Misto, chi sogna un nuovo assembramento ecologista.

E intanto i probiviri si preparano a cacciare i dissidenti del taglio dei parlamentari (hanno firmato per cancellare la legge con un referendum). 

Paragone: “Sono stato espulso dal nulla”

“Sono stato espulso dal nulla. C’era una volta il 33%….ora..: questa la reazione del senatore, scritta a penna sulla carta intestata del Senato, in un messaggio poi fotografato e postato su Facebook.

La cacciata di Paragone era nell’aria. Da tempo il senatore ex M5S non risparmia critiche ai vertici e ai colleghi e sulla legge di bilancio ha votato contro.

Avvertimento a tutti i dissidenti

Ma l’espulsione di Paragone è anche un avvertimento per gli altri dissidenti. I vertici sono passati al contrattacco e, come già era accaduto nei mesi scorsi, non hanno alcuna remora a lasciare su malpancisti e fuoriusciti la responsabilità della tenuta della maggioranza.

“Qualcuno va al Misto dicendo che c’è un problema di verticismo, ma sono gli stessi che venivano a chiedermi una carica”, è la stoccata di Di Maio a Fioramonti, che non viene neanche citato.

E la scure dei vertici potrebbe abbattersi, con sanzioni disciplinari, anche sui ritardatari nei rimborsi. Pratica che Di Maio difende: “Non è vero che solo il 12%” dei parlamentari del M5S è in regola”, sottolinea il ministro in una lunga diretta video su Fb.

Chissà se la controffensiva dei vertici, e la contrarietà di Conte stesso, non freni il progetto di nuovo gruppo – il nome che gira nei rumors di palazzo è “Eco” – che Fioramonti ha in mente. Con lui ci sarebbe un drappello di deputati M5S e qualche ex del Movimento. Ma per avere un gruppo servono 20 deputati. (fonte Ansa)