Politica Italia

Gianni Cuperlo: “Berlusconi è tornato a dominare le prime pagine…”

Gianni Cuperlo

Gianni Cuperlo

ROMA – “Da quanto tempo Berlusconi non dominava le prime pagine per il suo ruolo politico? Bene, tra ieri e oggi è tornato a farlo”Gianni Cuperlo, il presidente del Pd e leader della minoranza, intervistato da Repubblica, lancia l’offensiva contro Renzi, facendo prevedere una rottura nella direzione del partito di domani.

Cuperlo, tra Renzi e Berlusconi c’è stata «profonda sintonia », la sorprende?
«Sì, quella formula mi ha sorpreso e voglio capire cosa significa. Quelle riforme — fine del bicameralismo, Titolo V, legge elettorale — le vogliamo tutti, ma conta cosa ci scrivi. Sul merito è difficile giudicare, il segretario ha detto solo che serve govenabilità e togliere ai piccoli partiti un diritto di veto. Vedremo la traduzione. Sul metodo, ritengo sia sbagliato».
Lei giudica ancora inopportuno l’incontro con Berlusconi?
«Lo giudico sbagliato, come ho già detto nella direzione democratica di venerdì. Una cosa è discutere le riforme anche con Forza Italia, altra è allargare la «profonda sintonia» con Berlusconi agli altri. È un metodo sbagliato che punisce le forze impegnate nel governo con noi e che il capo della destra lo avevano messo all’angolo solo tre mesi fa.Colpisce che anche il Pd domani in direzione verrà messo davanti al fatto compiuto».
Però in cambio si riforma la Costituzione e si fa finalmente la riforma elettorale.
«Che le riforme si facciano me lo auguro con tutto il cuore. Ma, dio non voglia, che il prezzo da pagare sia resuscitare sul piano politico chi abbiamo combattuto negli ultimi 20 anni. Che lo si sia fatto bene o male, è un altro discorso, Ma anche i sentimenti della tua gente contano. Il timido Letta aveva accompagnato il capo della destra sotto il cartello “Exit”; il vulcanico Renzi l’ha accolto sul tappetino “Welcome”. Spero sia la mossa del cavallo, e non il passo del gambero».
La «profonda sintonia» tra il Pd e il Cavaliere manda in tilt il governo Letta?
«Così non ha senso proseguire per il bene del paese. Il punto è se il primo partito della maggioranza vive il governo come il suo governo, lo critica quando serve, ma non lo azzoppa ogni giorno. Meglio prendere atto che una fase si è chiusa e pensare a una ripartenza, dove il programma per il 2014, che per me vuol dire una totale discontinuità nella redistribuzione delle risorse a favore di chi sta peggio, coincida in parte con nuovi volti e con un recupero di autorevolezza e prestigio».
Quindi un Letta-bis?
«Sì, l’ho proposto, ovviamente nel rispetto delle prerogative del capo dello Stato. Continuare a dire il governo faccia, se no vada a casa, è poco più di una formula di rito».
Nel merito. Cosa non va del modello elettorale spagnolo?
«Vedremo i testi. Io resto convinto della scelta del doppio turno. Quanto al modello spagnolo senza correttivi pesanti, quella soluzione punisce la rappresentanza e non garantisce la governabilità. Se si aggiunge il premio di maggioranza e si evitano le preferenze, temo un iper maggioritario con i vertici dei partiti che ancora una volta decidono chi entra alla Camera. Si rischia un Porcellum corretto dove una volta di più ai cittadini verrebbesottratto il diritto a scegliere il loro rappresentante».
Comunque se ci fosse un’intesa su quel modello, cosa fa? Non lo vota?
«Voglio discuterne nella direzione del mio partito. È bene accelerare la pratica, ma dire che serve una nuova legge non significa che qualunque legge vada bene. Perché se alla fine ci ritrovassimo con una soluzione simile o peggiore del passato, non avremmo compiuto un miracolo ma un delitto. Qui non si gioca più con i tweet e l’hashtag, ma si ragiona del destino della Repubblica parlamentare. C’è differenza».
Renzi però ha molto consenso. C’è la possibilità di una scissione della sinistra del Pd?
«Non c’è nessuna scissione dietro l’angolo, c’è una diversità. Il consenso che accompagna Renzi non solo lo vedo, ma lo considero un’opportunità per il Pd. Nessuno lavora per ostacolare un rinnovamento radicale. Tutt’altra cosa è un’idea di partito dove è vietato disturbare il conducente. Il Pd non è un autobus ma un’orchestra. Il direttore appena nominato non si discute, però sta a lui fare in modo che gli strumenti si accordino. Se qualche violino ha dei dubbi sullo spartito è bene chiarirsi subito, invece di abbatterlo, in senso figurato».

To Top