Giorgio Gori: “Renzi? Non mi ricorda Berlusconi, semmai Mentana”

Pubblicato il 7 Novembre 2011 16:38 | Ultimo aggiornamento: 7 Novembre 2011 16:45

Giorgio Gori (Foto Lapresse)

ROMA – Giorgio Gori, ex produttore tv, per anni direttore delle reti di Berlusconi, marito di Cristina Parodi, ha lasciato la tv per fare politica. Ora è al fianco di Matteo Renzi, era uno degli organizzatori del “big bang” alla Leopolda. Intervistato dal Corriere della Sera spiega la sua scelta: “Perché ogni tanto è sano fare punto e a capo. Nel 2001 ho lasciato la guida di Canale 5 per fondare Magnolia. Oggi lascio Magnolia per cercare di fare qualcosa di utile per il mio Paese. La decisione è di qualche mese fa, quando avvertii Pellicioli che preparavo l’addio”.

Pensava a Renzi? “Non lo conoscevo e non ci pensavo. Me ne aveva parlato Luca Sofri, ma conservavo qualche diffidenza. Poi l’ho incontrato e mi è piaciuto. Mi ha chiesto di dargli una mano, e l’ho fatto. Sul mio ruolo alla Leopolda si è comunque molto esagerato”.

Renzi somiglia al Berlusconi imprenditore? “Vedo più le differenze. Berlusconi è rimasto sino alla fine un uomo d’impresa, non particolarmente predisposto per i meccanismi della democrazia, abituato a comandare. Renzi non è così. Non è un populista. Mi ricorda semmai Mentana: stessa rapidità, stesso istinto, stessa capacità di sintesi”.

Aldo Cazzullo ricorda un vecchio episodio e chiede conferma se Vittorio Feltri lo licenziò bollandolo “fighetto di sinistra”. “Ero idealista, forse ingenuo. Vivevo il giornalismo come proseguimento dell’impegno politico al liceo. Un giorno, quando ancora lavoravo in radio, a Bergamo, Feltri mi disse di piantarla con gli editoriali sulle guerre asiatiche e di occuparmi semmai dell’elenco delle farmacie aperte. Aveva ragione lui”.

E Montezemolo? “Leggo quel che scrivono su Italiafutura Nicola Rossi, Andrea Romano, Irene Tinagli, e sono d’accordo su molte cose. Montezemolo è molto popolare per il suo passato. Sono interessato a vedere se avrà il coraggio di un passo avanti, anche a costo di mettere a rischio una fetta consistente di questo consenso, nell’interesse del Paese”.