Giorgio Napolitano testimone: “Mai saputo di accordi Stato-mafia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2014 14:21 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2014 17:56
Giorgio Napolitano testimone: "Mai saputo di accordi Stato Mafia"

Giorgio Napolitano testimone: “Mai saputo di accordi Stato Mafia”

ROMA – Giorgio Napolitano ha risposto a tutte le domande ma ha dichiarato di non avere proprio nulla da rivelare. Un comunicato del Quirinale sulla deposizione del presidente della Repubblica sulla presunta trattativa tra Stato e mafia dice:

“Si è svolta stamattina nel Palazzo del Quirinale l’udienza del processo in corso davanti alla II Sezione della Corte d’Assise di Palermo nella quale il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che aveva dato la sua disponibilità a testimoniare, ha risposto alle domande senza opporre limiti di riservatezza connessi alle sue prerogative costituzionali né obiezioni riguardo alla stretta pertinenza ai capitoli di prova ammessi dalla Corte stessa. L’udienza è durata circa tre ore. La Presidenza della Repubblica auspica che la Cancelleria della Corte assicuri al più presto la trascrizione della registrazione per l’acquisizione agli atti del processo, affinché sia possibile dare tempestivamente notizia agli organi di informazione e all’opinione pubblica delle domande rivolte al teste e delle risposte rese dal Capo dello Stato con la massima trasparenza e serenità”.

Secondo quel che trapela al momento, durante l’udienza Napolitano avrebbe detto di non aver “mai saputo di accordi Stato-mafia. Con Loris D’Ambrosio eravamo una squadra di lavoro”. A riferirlo è stata l’avvocato Nicoletta Piergentili, che difende Nicola Mancino. Il presidente Napolitano ha riferito di non essere stato mai “minimamente turbato” dalle notizie su presunti attentati alla sua persona nel 1993. Questo “perché faceva parte del suo ruolo istituzionale”, ha spiegato aggiunto l’avvocato uscendo dal Quirinale.

Il presidente della Repubblica  – secondo quanto reso noto da un legale – ha risposto alle domande delle parti. In alcuni casi non avrebbe risposto in base alle prerogative del Capo dello Stato. Secondo l’avvocato Luca Cianferoni, legale di Totò Riina, Napolitano “ha tenuto sostanzialmente a dire che lui era uno spettatore di questa vicenda”.

Per poi aggiungere che “la Corte non ha ammesso la domanda più importante”, quella cioè sul colloquio tra il presidente Napolitano e l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro quando pronunciò il famoso “non ci sto!”. Questa domanda, ha riferito il legale, “non ha trovato il diniego di Napolitano, ma quello della Corte che non l’ha ammessa”.

Non essendoci copertura mediatica (blindatissima la Sala Oscura dove si è svolto il dibattimento) ci si deve accontentare delle testimonianze dei pochi presenti ammessi (solo giudici, pm e avvocati). “La parola ‘trattativa’ non è mai stata usata”, ha riferito un legale della difesa al termine dell’udienza.

Iniziata poco dopo le 10 e 30, l’udienza è durata circa tre ore. Al Colle erano presenti il procuratore aggiunto, Vittorio Teresi, i sostituti Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, e tra gli avvocati delle sette parti civili e dei dieci imputati (con questi ultimi non ammessi dalla Corte a partecipare direttamente o in videoconferenza alla testimonianza del Capo dello Stato), tra cui anche l’avvocato Luca Cianferoni, legale del boss di Cosa Nostra, Totò Riina.

Per dissipare ogni alone di segreto più o meno immaginario, il Quirinale “auspica che la cancelleria della Corte assicuri al più presto la trascrizione della registrazione per l’acquisizione agli atti del processo, affinché sia possibile dare tempestivamente notizia agli organi di informazione e all’opinione pubblica”. Tradotto, sbrigarsi a rendere pubblico lo stenografico delle tre ore di testimonianza.

M5S: “Napolitano infanga il Paese, si dimetta”. “Il presidente della repubblica non dice ai cittadini perché continua a trascinare nel fango le istituzioni invece di dimettersi”, così su Facebook il deputato grillino, Riccardo Fraccaro, in merito alle tre ore di deposizione di Giorgio Napolitano. Titolo del post: “Il presidente della repubblica, interrogato al colle sulla trattativa stato-mafia sotto l’occhio vigile di Totò Riina: Napolitano è il protagonista del romanzo quirinale, la vera storia mai raccontata della nostra repubblica”. Nel lungo post, Fraccaro accusa ripetutamente il presidente della Repubblica di non aver “spiegato nulla” e di essere “stato reticente: i suoi ‘non so, non ricordò sono ferite per il popolo italiano”.

Gli arrivi al Quirinale degli avvocati e dei giudici (foto Ansa)