Il Giornale: “Napolitano (e Feltri) hanno cambiato bandiera”

Pubblicato il 8 Gennaio 2011 10:51 | Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio 2011 10:57

”Napolitano (e Feltri) cambiano bandiera”, il primo riscopre il tricolore ”in chiave anti leghista” e il secondo ”rinnega il berlusconismo”. E’ il titolo di oggi dell’editoriale del direttore del Giornale Allesandro Sallusti che punta l’indice in particolare sull’intervento del capo dello Stato che ha inaugurato le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

”Più che unire – scrive Sallusti -, l’inquilino del Colle evidentemente mira a spaccare, gli italiani (oltre 3 milioni i votanti del Carroccio alle ultime politiche) e il governo”. Da lui, prosegue, ”nessun accenno, critica o richiamo a chi invece i simboli dell’Unità d’Italia li ha disprezzati per cinquant’anni. Cioè lui stesso e i suoi amici comunisti”.

Napolitano, aggiunge il direttore del Giornale, ”rimuove la verità che nelle piazze del Pci invase da bandiere rosse il tricolore fosse bandito, che Bella Ciao venisse cantata al posto dell’inno di Mameli, la parola Patria considerata un residuo fascista”. Se Bossi ha un merito, precisa Sallusti, ”è proprio quello di aver tenuto ancorato a ‘Roma ladrona’, attraverso Berlusconi, il giustificato malessere del Nord incompreso”, anche se ”lo ha fatto a suo modo”.

A cambiare bandiera, per il direttore del quotidiano milanese, è stato anche Vittorio Feltri che, sottolinea, ”fino a ieri tra i più autorevoli sostenitori del premier, in un incontro pubblico a Cortina, ha detto che Silvio Berlusconi non ha i numeri per candidarsi a capo dello Stato e che sarebbe addirittura meglio che non si ricandidasse neppure a premier. Fini, Bocchino e Di Pietro – si chiede Sallusti – possono contare su un nuovo alleato?”.