Il Giornale tra retroscena e psicosi: “Prodi vuole il Quirinale”. E quando il professore sfida Berlusconi…

Pubblicato il 19 Maggio 2011 9:35 | Ultimo aggiornamento: 19 Maggio 2011 9:35

Romano Prodi (foto LaPresse)

MILANO – Per il centrodestra è uno spauracchio vero. E non per le tasse di cui, per le campagne mediatiche del Pdl, è in qualche modo diventato simbolo. Romano Prodi fa paura per un altro motivo: basta guardare ai risultati delle politiche degli ultimi anni. Quando Silvio Berlusconi ha perso è perché il centrosinistra lo guidava il professore di Bologna.

Ora il quotidiano il Giornale teme un’altra sfida. E, visti i precedenti, mette le mani avanti. Non di corsa per la presidenza del Consiglio si tratta. Prodi ha già dato e se n’è reso conto. Anche Berlusconi ha già dato, ma crede di non averlo fatto abbastanza. La corsa, tutta ipotetica, sarebbe per il Quirinale, per il posto occupato ora da Giorgio Napolitano. Fabrizio Rondolino, sul quotidiano della famiglia Berlusconi,  lo fa capire chiaramente già dal titolo del suo pezzo: “Vogliono rifilarci Prodi al Quirinale?”.

Scenario da incubo, perché Prodi ha il vizietto di battere Berlusconi che, tra un ammiccamento e una smentita, al Colle guarda da sempre con attenzione. Il Giornale inizia proprio citando Prodi: “Io non vinco le volate, però non mollo mai e alla fine ci sono”. Poi Rondolino spiega: “Che suoni come una promessa o come una minaccia, di sicuro è la verità”. Che ci sia qualcosa sotto, secondo il quotidiano, lo si capisce guardando un altro quotidiano, la Repubblica, che domenica titolava sulla “nuova corsa di Prodi”.

Secondo Rondolino la nuova corsa “è infatti cominciata già da un po’ di tempo (almeno da quando il Professore si fece ardentemente desiderare come sindaco di Bologna, per poi opporre un garbato rifiuto), ma soltanto adesso è in grado di dispiegare tutta la sua portata”. Per il Giornale, il rilancio di Prodi ha un significato preciso anche nell’assetto del centro-sinistra. Significa trasformarlo in un sinistra-centro, sconfessando il modello veltroniano di Pd e virando con decisione verso l’asse Di Pietro-Vendola. Per Prodi sarebbe una vendetta servita ben fredda nei confronti dell’ex leader del Pd, il “Bruto” che lo ha pugnalato.

Per evitare questo scenario Rondolino è disposto a sperare in due nemici, Veltroni e il sindaco di Firenze Matteo Renzi: “Chissà se Veltroni, il solo che potrebbe sbarrare la strada a Prodi e riaprire una prospettiva riformista in Italia, magari con l’aiuto di Matteo Renzi, avrà la voglia, la forza e il coraggio di uscire allo scoperto. È più probabile che tutto il Pd si accodi, in nome della necessità e con la malcelata convinzione di poter poi tenere le redini della coalizione. Tuttavia, seppure il sinistra-centro dovesse vincere le elezioni, è molto improbabile che finisca diversamente dall’indimenticato governo Mastella-Turigliatto. Ma a Prodi, in fondo, questo dettaglio importa poco: se le cose vanno bene, quando cadrà il governo Vendola-Di Pietro lui sarà già al Quirinale”.