Giornata della memoria, Gasparri: “Deve essere un monito per l’umanità”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 gennaio 2019 11:58 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2019 11:59
Giornata della memoria, Gasparri: "Deve essere un monito per l'umanità"

Giornata della memoria, Gasparri: “Deve essere un monito per l’umanità” (Foto Ansa)

ROMA – Il 27 gennaio è stata celebrata la “giornata della memoria”, una ricorrenza internazionale e celebrata in diversi Paesi nel mondo per mantenere la memoria dell’olocausto. “Ricordare l’orrore dell’olocausto è un dovere di tutti ed è un monito dell’umanità intera. Ma con lo stesso spirito dobbiamo ricordare e contrastare tutti gli episodi di discriminazione e di violenza che colpiscono ancora gli ebrei in Europa e nel mondo e dobbiamo esprimere in ogni momento vicinanza, amicizia e solidarietà allo stato di Israele, che rappresenta nel Medio Oriente un baluardo di libertà e di democrazia ogni giorno minacciato ed aggredito”, ha detto il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.

Nel genocidio morirono circa 6 milioni di ebrei, ma il totale delle vittime, secondo un recente studio condotto dal Museo dell’Olocausto di Washington sarebbe tra i 15 e i 20 milioni di persone. La data del 27 gennaio è stata scelta perché in questo giorno di 74 anni fa le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento e sterminio della città polacca Auschwitz (Oświęcim in polacco) scoprendo l’orrore dell’olocausto e facendolo così conoscere al mondo intero.

Uno sterminio sistematico di ebrei, rom, prigionieri di guerra, civili “dissidenti”, “indesiderabili” pianificato e progettato a tavolino dai nazisti e che deve essere ricordato per creare la consapevolezza di quanto accaduto nella nostra civile Europa.

“Ricordiamo il passato ma con una coerenza proiettata nel presente e verso il futuro”, ha concluso Gasparri.

In Italia l’istituzione della Giornata della Memoria ha preceduto di cinque anni la decisione dell’Assemblea Generale ONU di dedicare una giornata al ricordo delle vittime dell’Olocausto.

Negli Stati europei occupati dalla Germania nazista, i campi, tra campi di sterminio, costruiti maggiormente nella fase della “Soluzione finale”, e campi di lavoro furono 15.000, senza tenere conto dei piccoli campi creati ad hoc per la popolazione locale.

La maggior parte di questi campi si trovava in Germania, ma ce ne furono anche in Norvegia, in Francia, nei Paesi Bassi, nelle repubbliche della ex Jugoslavia, nella ex Unione Sovietica, in Belgio, Cecoslovacchia Polonia e in Italia, dal Nord al Sud, a Bolzano, a Riesiera di San Sabba, in provincia di Trieste, a San Martino di Rosignano, in provincia di Alessandria, a Coreglia Ligure, in provincia di Genova, a Reggio Emilia, a Perugia, a Roma, a Viterbo, a Ferramonti di Tarsia, in provincia di Cosenza per menzionare solo alcuni di questi luoghi dove si sono consumati orrori la cui eco non smette di farsi sentire.

Molti campi vennero distrutti dagli stessi nazisti prima dell’arrivo dei soldati delle forze alleate.