Giovanni Favia vince primo round contro M5S: non concordò il fuorionda

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Marzo 2014 16:34 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2014 16:34
Giovanni Favia (Lapresse)

Giovanni Favia (Lapresse)

BOLOGNA – Nel fuorionda registrato dal giornalista di Piazza Pulita, poi mandato in onda, Giovanni Favia parlava della mancanza di democrazia all’interno del Movimento 5 Stelle. Era l’8 settembre del 2012, i grillini non erano ancora approdati in Parlamento, e la dichiarazione suscitò tante polemiche, tanto che Favia, consigliere in Emilia Romagna, venne infine espulso dal M5S. Il Gip di Bologna ha ora deciso che andrà a processo per diffamazione Maurizio Ottomano, il freelance autore del post sul blog di Beppe Grillo dove sosteneva che quel fuorionda di Giovanni Favia fosse concordato.

Il Gip Andrea Scarpa ha rigettato la richiesta di archiviazione della Procura e ordinato l’imputazione coattiva. La decisione dell’imputazione coatta per il freelance di Vicenza è arrivata in seguito all’opposizione del legale di Favia, l’avvocato Francesco Antonio Maisano, alla richiesta di archiviazione del Pm.

“Il giudice – spiega il consigliere, che fu sfiduciato da Grillo in seguito al fuorionda e poi espulso a dicembre 2012, insieme al consigliere comunale Federica Salsi – ha sancito che la tesi sostenuta nell’articolo, ovvero che le confidenze rapite fossero concordate tra Giovanni Favia e il giornalista della trasmissione Piazzapulita, Gaetano Pecoraro, è ‘oggettivamente falsa e pertanto integra l’ipotesi di diffamazione'”. Si tratta “di una grande risultato”, commenta il consigliere, ringraziando il legale e annunciando l’intenzione di costituirsi parte civile nel processo. “Mi auguro che durante il processo la magistratura possa appurare i meccanismi d’accesso al blog di Beppe Grillo, perché se Ottomano è l’esecutore materiale della diffamazione, è nella gestione e nella proprietà del blog che bisogna cercare la regia e la pianificazione di quella che fu a tutti gli effetti un’operazione di killeraggio politico e di delegittimazione di una persona che stava rappresentando nei fatti un dissenso interno”.