Giovanni Prodi, fratello di Romano, combatté con i repubblichini. La storia raccontata da Giampaolo Pansa

Pubblicato il 25 Ottobre 2010 19:00 | Ultimo aggiornamento: 30 Ottobre 2010 9:55
giovanni prodi

Giovanni Prodi

Giovanni Prodi, fratello dell’ex presidente del Consiglio Romano, ha militato nell’esercito della Repubblica di Salò. La notizia è  di Giampaolo Pansa nel suo libro “Vincitori e vinti”, in cui ha ricostruito gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, con la guerra “fratricida” tra repubblichini e partigiani.

Nato nel 1925, il fratello del “Professore”  si arruolò nel 1943, all’età di 18 anni e 4 mesi. La sua vicenda è stata ricostruita da Pansa attraverso la testimonianza di Luciano Chiappini, che nel suo libro “Una voce fedele e libera: il Taccuino” disse che l’unico amico che aveva avuto a Coltano era appunto Giovanni Prodi. Coltano è un paese in provincia di Pisa nel quale gli alleati mandavano i prigionieri di guerra, come appunto i militari che combattevano per la Repubblica Sociale Italiana.

In realtà Chiappini non è stato in grado di indicare in quale reggimento Prodi senior abbia combattuto al fianco dei fascisti. Quel che è certo è che nel 1943 rispose alla chiamata dell’esercito repubblichino perché, avendo un padre dipendente pubblico, temeva potessero esserci ritorsioni nei confronti della sua famiglia.

Giovanni Prodi era nato a Scandiano (Reggio Emilia) il 28 luglio 1925. Dopo aver frequentato a Reggio Emilia il Liceo ginnasio Ariosto, prese il diploma nell’estate del 1943. In quell’autunno si iscrisse all’Università di Parma per studiare Matematica. Dopo la liberazione, avvenuta nell’autunno del 1945, potè riprendere gli studi e, per usare le parole di Chiappini, “diventò un matematico di gran valore”.

Definire però fascista il fratello di Romano Prodi sarebbe, secondo Chiappini, una forzatura: nell’esercitò dell’Rsi, spiega, “si andava dai fascisti irriducibili che rimasero tali per anni e anni, sino ai ragazzi chiamati alle armi dall’esercito repubblicano. Erano stati dei soldati per obbligo e tali restavano a Coltano. Non credo di sbagliare, se  dico che molti di loro si sentivano estranei al fascismo. E precipitati dentro una sconfitta che non avevano cercato”.