Giovanni Toti: “Il vertice di Arcore ha ribadito l’unità del centrodestra”

di Ama La Sunta
Pubblicato il 9 aprile 2018 15:58 | Ultimo aggiornamento: 9 aprile 2018 15:58
Giovanni Toti: "Il vertice di Arcore ha ribadito l'unità del centrodestra"

Giovanni Toti: “Il vertice di Arcore ha ribadito l’unità del centrodestra”

ROMA – “Il vertice di domenica ha ribadito cose importanti come l’unità, che non era scontata viste le sirene dei grillini rivolte al leader leghista”.

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“Il programma deve essere quello della campagna elettorale”, così Giovanni Toti, Forza Italia, Presidente della Regione Liguria, ai microfoni di “6 su Radio 1” parla della riunione dei leader del centrodestra avvenuta ieri ad Arcore e dei possibili sviluppi in merito alle consultazioni per la formazione di un nuovo governo.

La prudenza di Salvini è giusta e scontata – prosegue poi Toti parlando del leader della Lega – andare allo sbaraglio in Parlamento con i grillini che chiudono la porta, il Pd che chiude la porta, sarebbe un esercizio di stile piuttosto inutile. Semmai credo che rivendicare il premier per il centrodestra e cercare i voti non vorrei fosse interpretato come andare in Parlamento a cercare di comprare voti qua e là, bensì ritornare a trattare con i partiti per trovare i voti per fare ciò che serve agli italiani”.

Sulla possibilità che il centrodestra raggiunga un accordo con il M5S, Toti precisa: “Mi auguro di sì perché è quello che hanno indicato gli elettori, si può far tutto ma la prima mossa sulla scacchiera tocca al centrodestra con il suo programma politico. Certo, gli elettori del Movimento 5 Stelle hanno avuto sempre una visione molto ostile contro Forza Italia, ma anche contro la Lega. Credo sia infantile da parte di Di Maio l’idea di scegliersi l’interlocutore all’interno della coalizione”.

Infine, sulle teorie che ipotizzano un’apertura di Berlusconi ad un governo a guida M5S a patto che le aziende di proprietà del leader di Forza Italia vengano tutelate, Toti conclude: “Credo che Berlusconi non abbia mai ragionato su questo. Le aziende sono un patrimonio del Paese che nessuno potrebbe mettere in discussione. Penso sia una dietrologia piuttosto inutile. Berlusconi aprirebbe a un governo con i grillini solo nel caso in cui i programmi coincidessero e ci fosse un interesse reale per il Paese”.