Giuseppe Conte e il fondo del Vaticano sotto inchiesta. Le accuse del Ft, la difesa del premier

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2019 11:01 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2019 14:17
Giuseppe Conte e il fondo del Vaticano sotto inchiesta. Le accuse del Ft, la difesa del premier

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (foto Ansa)

ROMA – Italy PM linked to investment fund being investigated by Vatican (“Il premier italiano collegato a un fondo di investimento sotto inchiesta dal Vaticano”) è il titolo di un articolo (qui il link) del Financial Times in cui si parla di un possibile conflitto di interesse per Giuseppe Conte.

Un fondo d’investimento finito al centro di uno scandalo finanziario in Vaticano, sostiene il Financial Times, aveva assunto l’attuale presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte come consulente poco prima della sua nomina come presidente del Consiglio.

La vicenda, spiega il giornale, risale alla primavera del 2018, quando il fondo Fiber 4.0 – di proprietà per il 40% di Raffaele Mincione – si stava scontrando con altre aziende straniere per il controllo di Retelit. Retelit è una società proprietaria di 8 mila chilometri di fibra ottica in tutta Italia.

Il giornale a questo punto chiarisce due punti. 

Il primo riguarda Mincione. Secondo il Financial Times Mincione trovò i soldi per guidare il fondo Fiber 4.0 grazie a denaro proveniente dal Vaticano.

Il secondo punto riguarda invece Conte.

Nella primavera del 2018 il fondo guidato da Mincione era stato sconfitto in una votazione per il controllo di Retelit e per cercare di rovesciare il risultato Conte venne ingaggiato come consulente per un parere legale. 

Di Conte in quel periodo si parlava come possibile ministro della Pubblica Amministrazione.

Il 14 maggio, poche settimane prima della formazione del governo, Conte inviò la sua consulenza a Fiber 4.0.

Qui la cosa si fa più tecnica. Nella consulenza si parla del “golden power” (lo strumento che permette al governo di imporre determinate scelte a società considerate strategiche come quelle nel campo delle telecomunicazioni) come l’unico strumento per rovesciare la situazione.

“Nel maggio 2018 – scrive il Financial Times – Conte è stato ingaggiato per una consulenza legale dal gruppo Fiber 4.0. il cui principale investitore è l’Athena Global Opportunities Fund, fondo sostenuto interamente per 200 milioni di dollari dal Segretariato di Stato Vaticano e gestito da Raffaele Mincione”. Il fondo in quel periodo, “era impegnata in una battaglia per il controllo della compagnia di telecomunicazioni italiana Retelit. Il fondo, tuttavia, non ne ottenne il controllo perché gli azionisti a Mincione, preferirono due investitori stranieri: la tedesca Shareholder Value Management e la compagnia di telecomunicazioni libica. E Conte, nel suo parere legale del 14 maggio, ottenuto dal Ft, scrisse che il voto degli azionisti  oteva essere annullato se Retelit fosse stata collocata sotto le regole del golden power, che permettono al governo italiano di stoppare il controllo straniero di compagnie considerati strategiche a a livello nazionale”.

Qualche tempo dopo il governo, presieduto da Conte, venne deciso proprio l’utilizzo di questo strumento per Retelit.

All’epoca della vicenda parlò Repubblica.

“Il fondo di Mincione – come spiega la stessa Repubblica – non ne ottenne comunque benefici e non riuscì a ottenere il controllo della compagnia”.

Conte non ha risposto alle domande del Financial Times ma in un comunicato ha respinto le accuse di conflitto di interessi 

“Quanto ai fatti riferiti dal Financial Times – si legge in nel comunicato – si precisa che Conte ha reso solo un parere legale e non era a conoscenza e non era tenuto a conoscere il fatto che alcuni investitori facessero riferimento ad un fondo di investimento sostenuto dal Vaticano e oggi al centro di un’indagine”.

E ancora – “Nei primi giorni del maggio 2018 l’allora avvocato Conte ha ricevuto dalla società Fiber 4.0 l’incarico di scrivere un parere pro veritate circa il possibile esercizio, da parte del governo, dei poteri di golden Power nei confronti della società Retelit. In quel momento, ovviamente, nessuno poteva immaginare che, poche settimane dopo, un governo presieduto dallo stesso Conte sarebbe stato chiamato a pronunciarsi proprio sulla specifica questione oggetto del parere”.

“Per evitare ogni possibile conflitto di interesse – si legge ancora – il presidente Conte si è astenuto anche formalmente da ogni decisione circa l’esercizio della golden Power. In particolare non ha preso parte al Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018 (nel corso del quale è stato deliberato l’esercizio dei poteri di golden Power), astenendosi formalmente e sostanzialmente da qualunque valutazione. Si fa presente che in quell’occasione il presidente conte era impegnato in Canada per il G7. Pertanto non esiste nessun conflitto di interesse, rischio questo che peraltro era già stato paventato all’epoca da alcuni quotidiani. La circostanza era stata già chiarita e, in particolare, era stato già chiarito che Conte non ha mai incontrato né conosciuto il sig. Mincione”. (Fonti Ansa, Financial Times e Repubblica e Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev).