Giustizia e burocrazia: banalità di Saggi, ma fallirebbe anche Superman

Pubblicato il 13 Aprile 2013 - 12:52 OLTRE 6 MESI FA
napolitano e i saggi

I saggi al lavoro con Giorgio Napolitano

Dei vari temi trattati dai Saggi del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, con diversi livelli di banalità e di luoghi comuni  (“più prevenzione e repressione contro la criminalità organizzata e la corruzione nella vita politica”, perbacco!), quello che alla fine probabilmente costituirà il vero nodo nei rapporti tra sinistra e Berlusconi è quello della Giustizia: vi si intrecciano vecchie partiture e vecchie note con argomenti tanto di attualità da fare sembrare che i saggi abbiano lavorato più sulla rassegna stampa che su approfondite meditazioni di riformatori.

Sembra infatti caduto nel dimenticatoio un argomento che aveva spaccato l’Italia, o almeno quella parte più attenta alla materia e che Berlusconi aveva trasformato in un randello ma che non è frutto di pura follia come quello della separazione delle carriere dei magistrati. Su questo sembra che non ci sia più partita. Tuttavia, visto che ci sono temi come le intercettazioni, è prevedibile che da questa possibile tavola del nuovo covenant, della nuova, ma speriamo non eterna alleanza, schiezzeranno scintille.

Tra gli altri argomenti che hanno occupato i saggi c’è la crisi economica, ma le loro sono risposte abbastanza insulse, inclusa la scoperta che la burocrazia è il cancro che ci uccide: lo sapevamo da mo’ anche senza bisogno dei saggi.

Meglio di tutti i giornali è stata Repubblica a presentare i vari punti in uno schema di sintesi completo e abbastanza chiaro, curato da Silvio Buzzanca e Roberto Petrini, anche se la scelta delle priorità non è sempre condivisibile.  Questi i capitoli (nell’ordine dato da Repubblica):

1. Legge elettorale, alt al semipresidenzialismo.

2. Parlamento: Basta bicameralismo perfetto finanziamento indispensabile.

3. Legge elettorale: no al doppio turno alla francese, democrazia interna nei partiti.

4. La magistratura. Regole strette per i pm candidati; più limiti alle intercettazioni.

5. Occupazione e lotta alla povertà: un miliardo per la Cig in deroga.

6. Fisco equo sui redditi da lavoro; una nuova formula per la Imu.

7. Lo sviluppo. Aumentare la produttività; opzione zero per la burocrazia.

Questo ultimo punto in realtà doveva essere il primo, perché questo è il problema centrale di tutto il resto, che senza sviluppo si trasforma in vane chiacchiere. Buzzanca e Petrini scrivono:

“Ritrovare la fiducia perché «ampie parti della società italiana appaiono bloccate, impaurite, arroccate in difesa, a disagio di fronte all’innovazione»;

«tutelare il risparmio»;

considerare che lo sviluppo «deve portare un aumento del benessere».

Nota Repubblica:

“Le linee tracciate dai saggi colgono in pieno le criticità dell’Italia e indicano soluzioni. A partire dalla necessità di aumentare la produttività (negli ultimi dieci anni è aumentata dell’1,2 per cento contro il 9,5 dell’Eurozona).

“Ricerca e sviluppo in prima linea, concorrenza (assicurazioni, trasporti ed energia),

«opzione zero» per la burocrazia ma anche il completamento del pagamento dei debiti dello Stato con le imprese e la revisione delle norme di ingresso della riforma Fornero per facilitare le assunzioni quando si affaccerà la ripresa. Forte il richiamo a «capacità negoziali adeguate» nei confronti dell’Europa soprattutto sul terreno delle deroghe all’equilibrio di bilancio: il Consiglio europeo di marzo ha infatti aperto margini per gli «investimenti pubblici produttivi» e per i fondi strutturali”.

Tanti ragionamenti sono ormai banalità, per le tante volte in cui sono stati ripetuti e ripetuti: sono cose di buon senso, ma il buon senso è un bene che non si trova libero in natura, specie nel mondo iperboreo dei palazzi romani.

La Stampa, con Stefano Lepri, punta invece decisa e con ragione sulla burocrazia come principale causa dei nostri guai: “opzione zero-burocrazia”.

Poi c’è il capitolo giustizia, di cui i saggi

1. “affrontano anche alcuni temi caldi. Dicono che i pm non possono candidarsi o tornare a lavorare nei luoghi dove hanno esercitato le sue funzioni. E che non può ricoprire incarichi politici regionali o locali.

2. “Nel testo di parla anche di attuare le norme che vietano «al magistrato un uso improprio e personalistico dei mezzi di comunicazione».

3. “Largo spazio viene dato anche al problema delle intercettazioni «per le quali dev’essere resa cogente la loro qualità di mezzo per la ricerca della prova, e non di strumento di ricerca del reato». Inoltre, secondo i saggi, «Occorre inoltre porre limiti alla loro divulgazione».

4. “Nel testo di parla anche di restringere i tempi delle indagini preliminari e di un controllo più stretto sull’uso della carcerazione preventiva.

5. “Si propone ancora di rendere inappellabili le sentenze di assoluzione, ma per reati molto lievi.

6. “e di provvedimenti contro le manovre dilatorie per allungare i tempi dei processi e

7 “di adottare misure sulle pene alternative come antidoto al grave sovraffollamento carcerario.

Ed ecco come il Corriere della Sera affronta il tema giustizia:

“Stretta alle intercettazioni, processi in tempi ragionevoli e limiti alle toghe in politica.

1. “Porre particolare attenzione alle «intercettazioni delle conversazioni per le quali deve essere resa cogente la loro qualità di mezzo per la ricerca della prova e non di strumento di ricerca del reato».

2. “Porre un limite alla divulgazione delle intercettazioni,

3. “Accorciare le indagini preliminari, introdurre l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione per imputazioni molto lievi e rispetto effettivo dei tempi ragionevoli del processo…;

4. “Contenimento del fenomeno di iniziative che tendono ad intervenire anche in sostanziale assenza di vere, oggettive e già acquisite notizie di reato o di danno erariale.

5. “Portare all’esterno del Csm il procedimento disciplinare contro i magistrati

6. “Introdurre l’incandidabilità delle toghe nei luoghi in cui hanno esercitato la funzione”.