Giustizia, dal marzo 2011 il conciliatore sarà obbligatorio per le cause civili

Pubblicato il 28 Marzo 2010 12:43 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2010 12:43

A partire dal marzo del 2011 arriveranno le «camere di conciliazione e di mediazione» che cambieranno il processo breve civile.  «Siamo al lavoro, ci sarà una grossa sorpresa sul processo breve civile», annuncia il ministro della Giustizia.

L’obiettivo di Alfano — dopo la messa a regime dello smaltimento dei processi trasformati in conciliazioni veloci, senza giudici e avvocati — è quello di iniziare a corrodere l’arretrato civile che ormai tocca la stratosferica cifra dei 5,4 milioni d cause pendenti. Pochi sanno che già dal 20 marzo 2010, in forza del decreto legislativo 28 del 4 marzo, il giudice può invitare le parti a rinunciare al processo nelle controversie civili e commerciali e, quindi, a rivolgersi a un organismo di conciliazione.

Oggi questa via veloce è solo un’opzione (conveniente, però, perché chi non la sceglie rischia poi di pagare le spese processuali anche se vince in tribunale) ma già dal 20 marzo 2011 chi fa causa in sede civile dovrà necessariamente tentare una via d’uscita davanti al conciliatore: un percorso obbligatorio se il contenzioso riguarda l’Rc auto, il danno per colpa medica, le beghe di condominio, la diffamazione a mezzo stampa, i diritti reali e la responsabilità civile. In altre parole, tra 12 mesi potrebbe arrivare il punto di svolta per la giustizia civile grazie alla mediazione introdotta dal governo con la riforma del luglio 2009 e attuata dal decreto legislativo 28/2010.

I cittadini avranno anche un interesse economico: è vero che le parti pagano una parcella all’organismo conciliatore ma il vantaggio, poi, si concretizza in sede fiscale dove è prevista una detrazione d’imposta fino a 500 euro grazie ai 160 milioni tratti dal Fondo unico giustizia. Al termine di questa «corsia preferenziale», le parti avranno in mano un verbale di conciliazione omologato dal tribunale e, quindi, valido come titolo esecutivo.

La rivoluzione della conciliazione permette ora al ministro Alfano di concentrarsi sullo smaltimento dell’arretrato, magari con l’arruolamento di altri giudici onorari e con nuovi meccanismi di mediazione tesi ad alleggerire i tribunali. Tuttavia, la «grossa sorpresa» di Alfano — che punta tutto su conciliazione e digitalizzazione — ha già provocato una mezza rivolta tra gli avvocati dell’Oua guidati da Maurizio Di Tilla, che temono una riduzione degli spazi professionali: «È un scelta sbagliata, non ridurrà il contenzioso giudiziario», tuona Di Tilla che rimprovera al governo di non aver introdotto l’obbligo di assistenza legale per la conciliazione. In realtà c’è anche un pezzo consistente dell’avvocatura che crede nel progetto di Alfano. Oltre agli avvocati, si stanno attrezzando anche i commercialisti, le camere di commercio e altri ordini professionali. Poi ci sono i privati, spiega Leonardo D’Urso di Adr Center: «Lavoriamo in Nigeria, alle Barbados, in Turchia e ora iniziamo in Italia, dove contribuiremo anche all’apertura di una camera di conciliazione all’Aquila».