Giustizia: torna l’era dei “faldoni”, mancano i soldi per l’assistenza pc. I magistrati: “Così chiudiamo i tribunali”

Pubblicato il 5 Gennaio 2011 9:06 | Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2011 9:06

Pc spenti e largo ai vecchi archivi cartacei. E’ la realtà, una realtà che rischia di portare alla sostanziale paralisi delle Procure italiane dal 1 gennaio 2011. Mancano infatti i soldi (circa 33 milioni di euro) per pagare assistenza tecnica in tempo reale e aggiornamento dei software che aiutano pm e giudici nel loro lavoro. E il ministero della Giustizia, a mezzo circolare, blocca tutto e dice ai suoi dipendenti di “arrangiarsi con carta e penna”.

I diretti interessati, però, non l’hanno presa bene e reagiscono  annunciando “proteste ferme” contro un provvedimento che rischia di produrre “una paralisi complessiva del sistema”, con la “chiusura dei tribunali”. Sul sito dell’Associazione nazionale magistrati un comunicato spiega: “C’è il concreto rischio  che la giustizia possa subire un altro colpo ferale a causa degli ulteriori disservizi che potranno crearsi. Da tempo sosteniamo la necessitá di considerare il settore giudiziario un settore strategico per il Paese e, invece, dobbiamo amaramente constatare come avvenga sistematicamente il contrario. Se l’informatizzazione dovesse venire meno il principale sconfitto sarebbe il cittadino”.

Alfano. Il problema è serio al punto che lo stesso ministro della Giustizia Angelino Alfano stavolta non se la sente di dare torto al sindacato. Anzi, intervistato dal Corriere della Sera batte cassa a sua volta: ”Ho chiesto aiuto a Giulio Tremonti, finora non l’ho ricevuto”. Poi, però, il Guardasigilli prova a non cedere al pessimismo: ”Non dispero – spiega riferendosi a un intervento del ministro dell’Economia – perché conosco la sua sensibilità per l’informatizzazione. Intanto faccio da solo. Farò l’impossibile e confido proprio di riuscirci, anche se i margini di manovra sono strettissimi. Salveremo il servizio. Siamo al lavoro e ci riusciremo”. Il “veleno” contro i magistrati è nella coda: ”Se l’Anm dà una mano d’aiuto invece di strumentalizzare le difficoltà fa un buon servizio ai cittadini e non al governo”.

I fondi mancanti. A spiegare quanti soldi mancano provvede, in un’intervista al Gr1, il capo dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia Luigi Birritteri. Per “onorare integralmente” il contratto con le aziende che si occupano dell’assistenza della gestione e manutenzione dei servizi informatici degli uffici giudiziari, spiega, mancano circa 33 milioni di euro. Birritteri, però,nega il rischio paralisi: ”Non c’è perché  quella che si è interrotta è semplicemente l’ assistenza. Non si è certamente rotto il servizio in quanto tale. Quel che può accadere è che per difetto di assistenza là dove ci sia un guasto ci sia una qualche difficoltà e qualche attesa in più per poter provvedere al riguardo”.

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Birritteri ricorda che di questo tipo di assistenza ”si occupano ditte appaltanti, un raggruppamento temporaneo d’impresa capitanato da Telecom e da altre due ditte, Elsag Datamat ed Engineering”. ”Il sistema informativo – precisa infine Birritteri – è necessario ed essenziale perché moltissimi programmi gestiscono sia i processi penali che i processi civili”. Il rischio di tornare ai vecchi fascicoli cartacei ”è davvero da evitare. Ci riusciremo, senza alcun dubbio”.