Il governo alle prese con la riforma della giustizia: “Via l’azione penale obbligatoria”

Pubblicato il 25 Febbraio 2011 9:05 | Ultimo aggiornamento: 25 Febbraio 2011 9:24

Angelino Alfano

ROMA – Il governo è alle prese con la riforma della giustizia: cancellato con un tratto di penna l’art.112 della Costituzione sull’obbligo dell’azione penale oggi esercitato dal pubblico ministero; introdotta, su esplicita richiesta della Lega, la possibilità di nomina elettiva dei capi degli uffici giudiziari (in particolare dei procuratori generali e dei procuratori della Repubblica); diviso in due l’attuale Csm, uno della magistratura giudicante presieduto dal Capo dello Stato, l’altro dei pm con al vertice il ministro della Giustizia (o di cui il Guardasigilli diverrebbe membro di diritto nel caso in cui la presidenza andasse al Procuratore generale); previsto il sorteggio di Pm e giudici eleggibili ai due Csm tra coloro che hanno almeno dieci anni di anzianità. Dalle ultime bozze di riforma costituzionale della giustizia che il Guardasigilli Angelino Alfano illustrerà martedì prossimo alla Consulta Giustizia del Pdl, e che potrebbe arrivare al successivo Consiglio dei ministri, emergono ipotesi di modifica ancor più radicali di quelle sottoposte lo scorso novembre al vaglio dei finiani prima della rottura.

Ma il testo, di cui la Lega è stata informata nel corso del Comitato interministeriale di martedì scorso, potrebbe essere cambiato o edulcorato in qualche sua parte. Tutto dipenderà da come andrà l’altra partita in gioco, quella sulla riscrittura della legge Cirielli sulla prescrizione che, o con il taglio di un quarto o con il non computo degli atti interruttivi (art.160 del codice di procedura penale) a favore degli incensurati, potrebbe far ‘morire’ uno dei processi a carico del premier: quello Mills, che potrebbe presto avviarsi alla conclusione in primo grado.

Oltre alla separazioni delle carriere di giudici e Pm (i primi ritenuti un ordine autonomo e indipendente da ogni potere, mentre i secondi organizzati secondo le leggi sull’ordinamento giudiziario di cui si immagina la modifica), la riforma prevede al momento un modello radicale, che molto si avvicina a quello francese di sottoposizione del Pm all’esecutivo. Al Guardasigilli spetterebbe infatti la funzione ispettiva, l’organizzazione della giustizia e la formazione delle ‘toghe’, oltre al dover riferire annualmente alle Camere sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi d’indagine.

Di più: se passasse l’ipotesi di un Csm dei Pm presieduto dal ministro della Giustizia, la composizione sarà non più a maggioranza togata, ma per 2/3 di eletti dal Parlamento tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati. I maggiori poteri del ministro sono dimostrati anche dal suo diritto di partecipare ai lavori del Csm dei giudici (la cui composizione resterebbe però a maggioranza togata), ma senza diritto di voto. A entrambi i Csm sarà vietato di adottare atti di indirizzo politico o di esprimere pareri sui ddl del governo, a meno che non ne faccia esplicita richiesta il ministro della Giustizia. Al proprio interno, ciascun Csm avra’ una Corte di disciplina i cui componenti non potranno partecipare alle altre deliberazioni sulle ‘toghe’.

Restano confermate, come nelle bozze sottoposte all’esame dei finiani in novembre, l’inappellabilita’ delle sentenze di assoluzione o di proscioglimento, l’uso della polizia giudiziaria non in modo indiscriminato da parte del Pm, ma secondo modalita’ stabilite per legge e l’introduzione in Costituzione del principio di responsabilita’ degli atti compiuti da Pm o giudici nell’esercizio delle loro funzioni. In forse, invece, la previsione di un quorum qualificato di 2/3 dei giudici della Corte Costituzionale per la dichiarazione di illegittimita’ delle leggi. La Lega, nel chiedere ad Alfano di dare più spazio al principio dell’amministrazione popolare della giustizia con i procuratori capo elettivi, avrebbe anche sollecitato maggiore prudenza rispetto a misure impopolari, che rischierebbero di non far passare alla riforma lo scoglio del referendum confermativo.