Gli 8 punti di Berlusconi e Bersani contro Renzi e Beppe Grillo

Pubblicato il 7 Aprile 2013 7:31 | Ultimo aggiornamento: 7 Aprile 2013 0:56
dario franceschini

Dario Franceschini fra gli 8 punti di Bersani e quelli di Berlusconi

Le “Prove d’intesa” fra Pierluigi Bersani e Berlusconi sui temi Presidente della Repubblica e Governo sono al centro del dibattito politico.

Sabato è stato dominato dalle dichiarazioni  aperturiste di Dario Franceschini, vice segretario del Pd, intese in un primo momento come segno di sbandamento del partito ma in seguito interpretate come parte di una astuta manovra che ha come obiettivo il blocco dell’offensiva di Matteo Renzi, manovra che vede al centro della ragnatela il duo Bersani – Berlusconi, uniti

“dal terrore che gli equilibri interni al [Pd] possano mutare e la che la nomenklatura subisca rovesci irreversibili” a causa di Matteo Renzi e perché nel Pdl “sanno che [Renzi] travolgerebbe tutto e attirerebbe buona parte dell’elettorato dello stesso Pdl e che, dunque, vincerebbe di certo”.

Franceschini ha parlato al mattino, attraverso una intervista al Corriere della Sera, e alla sera, dal video del Tg1:

“Di fronte ai problemi del Paese serve un atto di coraggio: non ho proposto un governissimo con la Bindi e La Russa, ma un governo di transizione sostenuto da avversari per fare cose urgenti come la legge elettorale o provvedimenti di sostegno all’economia. Dobbiamo affrontare i problemi degli italiani, sennò non ci perdonano”.

Fin dal mattino circolava la tesi che potesse essere proprio

“Matteo Renzi, il suo incombere sulla scena politica, la sua candidatura alla premiership (se tutto dovesse precipitare verso elezioni estive o autunnali), a «costringere» Bersani e Berlusconi a trovare una via d’uscita comune”.

La tesi, esposta sulla Stampa da Amedeo Lamattina, era sempre quella, che

“il sindaco di Firenze fa paura a entrambi. Il Cavaliere avrebbe un competitor giovane e insidioso che attraverserebbe anche l’elettorato di centrodestra. Il segretario del Pd dovrebbe passare la mano nel centrosinistra non essendo riuscito a formare il suo governo. Trovare un’intesa tra i due per neutralizzare il «terribile» Matteo sarebbe la classica eterogenesi dei fini”.

Se al mattino pareva che tra Bersani e Berlusconi non ci fosse

“ancora la quadra”,

in serata una serie di segnali è venuto dalla agenzia di stampa Ansa, che ha messo in rete, nell’ordine, queste notizie:

1. ore 16,52 una piccola poesia di Mara Carfagna, capogruppo del Pdl alla Camera:

”Le parole lucide di Dario Franceschini mettono fine ad un periodo di sterile contrapposizione frontale tra i principali partiti italiani”

e rendono possibile

“una stagione di collaborazione e corresponsabilità”,

nel segno non di Zorro ma degli

“otto punti programmatici presentati da Pier Luigi Bersani subito dopo le elezioni, in buona parte sovrapponibili al programma
elettorale del Pdl”;

2. ore 20,41, Berlusconi, lanciato nel territorio di Beppe Grillo al punto da imitarne anche la comunicazione fa un annuncio online che porta a questa notizia dell’ Ansa:

“Berlusconi cavalca lo “strappo” del Pd e offre 8 punti choc”;

3. alle 21,17 una notizia che si commenta da sola: gli otto punti di Berlusconi e quelli di Bersani a confronto (avrebbero dovuto cominciare da Bersani, visto che gli 8 punti sono farina del suo sacco, ma vogliamo dire che Berlusconi è più anziano? comunque il segno di rispetto può giustificare qualche riflessione collaterale:

BERLUSCONI – 1) Abolizione dell’Imu sulla prima casa e restituzione importi versati nel 2012; 2) Revisione dei poteri di Equitalia; 3) Riconoscimento alle imprese di detrazioni se assumono giovani; 4) sburocratizzazione delle attivita’ di impresa; 5) abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute da partiti e movimenti politici; 6) norme per la riforma del sistema fiscale; 7) Elezione diretta del Presidente della Repubblica e rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio; 8) Riforma della giustizia.

BERSANI – 1) Fuori dalla ‘gabbia dell’austerita” (conciliare la disciplina di bilancio con investimenti pubblici produttivi e ottenere maggiore elasticita’ negli obiettivi di medio termine della finanza pubblica); 2) Misure urgenti sul fronte sociale e del lavoro: allentamento Patto di stabilita’; Riduzione e redistribuzione dell’IMU, blocco dei condoni e rivisitazione delle procedure di Equitalia; 3) Riforma della politica e della vita pubblica (tra cui revisione degli emolumenti di Parlamentari e Consiglieri Regionali e legge elettorale per doppio turno di collegio); 4) Voltare pagina sulla giustizia e sull’equita’: legge su corruzione, prescrizione e falso in bilancio; 5) Conflitto interesse, incandidabilita’, ineleggibilita’; 6) Economia verde e sviluppo sostenibile; 7) Prime norme sui diritti: cittadinanza per chi nasce in Italia e norme sulle unioni civili di coppie omosessuali secondo i principi della legge tedesca; 8) Norme per settore istruzione e ricerca.

E ora? Tutti si chiedono se ci sarà davvero, come prevedeva La Mattina

“l’incontro tra Berlusconi e Bersani giovedì o venerdì prossimi”

a Palazzo Montecitorio, sede del Senato,

“senza escludere un appuntamento riservato prima. Se l’incontro ci sarà è perché prima, quindi nei prossimi giorni, qualcosa si condenserà. Il pizzico di ottimismo viene fuori da coloro che trattano, da Gianni Letta e Angelino Alfano in contatto con il segretario dei Democratici, il suo vice Enrico Letta e Dario Franceschini”.

Intanto si parla di un «lodo Letta», nel senso di Gianni:

“Si tratta di eleggere un esponente garantista, il più vicino e gradito al Cavaliere. Un garantista di provata fede (Marini) o diventato tale negli anni (Violante), oppure il più conosciuto dagli anni craxiani, cioè Amato che somma tutte le caratteristiche del caso. E infatti l’ex premier è il nome che viene considerato in pole position nella trattativa in corso. Il lodo prevede che nel governo Bersani non entrino ministri targati Pdl ma personalità di area centrodestra. Un modo per dire «ci siamo pure noi» ma senza impegnare Bersani con uomini e donne che hanno già fatto parte dei governi Berlusconi. Questo però avrebbe una conseguenza politica: al Senato, dove non ha i numeri, Bersani dovrà chiedere pubblicamente i voti ai senatori Pdl”.