Governo, De Falco: “Il quesito su Rousseau andava posto prima delle consultazioni”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Settembre 2019 - 17:12 OLTRE 6 MESI FA
Governo, De Falco: "Il quesito su Rousseau andava posto prima delle consultazioni"

Il senatore De Falco (ex M5s) in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Il quesito su Rousseau “doveva essere posto prima delle consultazioni”. Ne è convinto il senatore Gregorio De Falco, quello dell’ormai celebre “Torni a bordo, cazzo” all’indirizzo di Schettino, e oggi ex M5s per le sue prese di posizione dissidenti. 

Intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, De Falco sottolinea alcune criticità riguardo al nascente governo giallo-rosso. 

In primis per il voto degli iscritti M5s in programma domani sulla piattaforma Rousseau.

“Il problema è che un quesito di questo tipo, che peraltro ha valore solo consultivo, doveva essere posto prima di avviare le trattative di governo. Altrimenti diventa soltanto mortificante per i gruppi parlamentari del M5S, oltre che costituire un elemento anomalo rispetto al procedimento costituzionale. Se appena aperta la crisi si fosse chiesto agli iscritti se preferissero tornare con la Lega o fare un governo col Pd, avrebbero allora potuto dare mandato al premier incaricato di fare le trattative. Il mandato si dà prima delle trattative, non si pone a conclusione, perché altrimenti interferisce col procedimento costituzionale. Addirittura il Presidente della Repubblica subisce un’interferenza rispetto alla sua agenda”.

De Falco è scettico anche sulle affermazioni del premier incaricato Giuseppe Conte che ha sostenuto “non sono del M5S”.

“In termini rigorosi sono d’accordo con lui perché non è del M5S però senz’altro ne costituisce l’espressione. Chi è espressione del partito è colui che porta avanti le idealità o che comunque ne incarna le idealità secondo il partito stesso, quindi pur non essendo del M5S ne ha la fiducia, è lui che incarna il M5S nel governo”.

Su Mare Jonio e Alan Kurdi. “Mare Jonio issa la bandiera italiana a poppa e l’altra no. Al di là dei tecnicismi, in ogni caso c’è una perfetta continuità col passato e Conte che ha annunciato un nuovo umanesimo, in realtà è in piena continuità. Se si deve dare luogo a un cambiamento, ancorché modesto e progressivo, può essere fatto subito perché c’è gente in mezzo al mare che se non ha le gambe rotte non viene fatta scendere. Si può parlare di reato di tortura, qualcuno dovrà rispondere di questo. Questo qualcuno non è soltanto il vertice, ma ciascuno di coloro che hanno possibilità di sindacare gli ordini illegittimi che si stanno attuando. Le navi, se non sono delle ong, arrivano indisturbate. Per quanto riguarda la questione dei porti sicuri Libia e Tunisia vanno escluse, rimangono soltanto Malta e Italia. Contro la geografia non possiamo farci nulla”.

Se il governo partirà. “Cosa farò io? Io voglio vedere i fatti concreti. C’è la promessa di un nuovo umanesimo, ma io qualche fatto vorrei vederlo subito. La politica secondo me non può trattare le vicissitudini politiche di ogni persona. L’atto politico è generale e astratto, non dovrebbe incidere sulla singola persona. Invece ora le persone sono strumento della politica, ci si fa forza. Non è la politica fatta per il benessere della persona. Io mi attendo che questa politica che è diventata amministrazione ora da amministrazione rimedi ai propri errori. Conte ora sta tacendo su Mare Jonio e Alan Kurdi, io vorrei sentirlo, perché non parla?”.

Fonte: Radio Cusano Campus