Governo, Giuseppe Conte rinuncia all’incarico. Mattarella convoca Carlo Cottarelli

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 maggio 2018 20:09 | Ultimo aggiornamento: 27 maggio 2018 21:24
Governo, Giuseppe Conte rinuncia all'incarico

Governo, Giuseppe Conte rinuncia all’incarico

ROMA – Giuseppe Conte ha rinunciato a formare il governo. Il presidente della Repubblica ha convocato per domani mattina al Quirinale Carlo Cottarelli, l’ex commissario alla spesa pubblica durante il governo Letta.

Alle 20 in punto di domenica 27 maggio, il premier incaricato ha rimesso il mandato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google PlayPrima di lui il Capo dello Stato aveva ricevuto i leader di M5S e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Due lunghi colloqui in cui si è cercato di sbloccare in extremis l’impasse sul governo giallo-verde, e in particolare sul nome alla guida del ministero del Tesoro di Paolo Savona. Mattarella ha visto i due leader separatamente: al Quirinale è salito prima Salvini – che poi si è diretto a Terni dove ha in programma dei comizi elettorali – e poi, alle 18 circa, Di Maio. A entrambi ha ribadito il suo veto.

Il Quirinale, ha ammonito solennemente Mattarella, “non può subire l’imposizione di ministri”. E per la prima volta ha fatto espressamente il nome di Paolo Savona: “No a un sostenitore della fuoriuscita dall’euro”, ha detto il Capo dello Stato che rivendica di essersi speso in tutti i modi per favorire l’accordo giallo-verde. “Non ho ostacolato il governo – ha precisato – devo difendere i risparmi degli italiani”.

Non sono bastate le parole dello stesso Savona che aveva provato a sbloccare l’impasse sul suo nome con toni rassicuranti verso la Ue: “Voglio un’Europa diversa, più forte ma più equa”. Un tentativo di smontare le accuse di antieuropeismo, legate alle sue prese di posizione critiche sull’euro e sul ruolo della Germania, che avevano dato non poche preoccupazioni al Quirinale e pure ai mercati.

Il tentativo di Giuseppe Conte è così miseramente fallito. “Ringrazio gli esponenti delle due forze politiche per avere fatto il mio nome – ha detto Conte rassegnato –  per formare il governo di cambiamento. Vi posso assicurare di avere profuso il massimo sforzo, la massima attenzione per adempiere a questo compito”. Si era già capito nelle ultime ore prima della salita al Colle del professore: Matteo Salvini da Terni si era lanciato in un discorso incendiario che anticipava il fallimento, scaricando sul Colle tutta la responsabilità.

“Se ci sono ministri che vanno ai tavoli europei e che difendono interessi e salute degli italiani parte il governo, se parte condizionato dalle minacce dell’Europa, il governo non parte perché abbiamo una sola parola, la Lega non ci sarà”, ha tuonato Salvini.

“O si può lavorare bene per dare futuro al paese – ha aggiunto – oppure se siamo in democrazia resta solo una cosa da fare, restituire la parola agli italiani per un mandato pieno per fare quello che vogliamo fare, vie di mezzo e minestroni non ne vogliamo”.

Poi sempre più irato: “Mi sto convincendo che non siamo un paese libero e che siamo a sovranità limitata. Se il professor Savona non può fare il ministro perché ha il difetto di difendere i cittadini italiani mettendo in discussione le regole europee, allora io se vado al governo ci porto il prof Savona”.

E’ stato un braccio di ferro scellerato perché alla casella dell’Economia non è mai stato proposto un nome alternativo a Savona. Si è concluso così l’85esimo giorno di crisi, la più lunga nella storia della Repubblica. E torna l’eventualità del voto anticipato.

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