Governo Lega-M5s salta. Di Maio chiede impeachment a Mattarella

di redazione Blitz
Pubblicato il 27 maggio 2018 21:15 | Ultimo aggiornamento: 28 maggio 2018 8:23
Governo Lega-M5s salta. Ira Di Maio, tra i grillini spunta ipotesi impeachment a Mattarella

Governo Lega-M5s salta. Ira Di Maio, tra i grillini spunta ipotesi impeachment a Mattarella

ROMA – Una “scelta incomprensibile” quella di Sergio Mattarella per Luigi Di Maio che dopo il fallimento dell’incarico a Giuseppe Conte, tuona contro il Capo dello Stato. “Diciamoci che è inutile votare, tanto il governo lo decidono le lobby”. Parole che poco dopo trovano già una agghiacciante prospettiva tra i ranghi dei 5 Stelle:  l’ipotesi di impeachment a Mattrella.

Impeachment che in Italia si chiama “messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play Lo dice l’articolo 90 della Costituzione secondo il quale “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”.

Quella che appariva come una reazione a caldo, di delusione, per la sconfitta subita, ha poi acquistato dignità di logica e concretezza con le parole di Luigi Di Maio. In collegamento telefonico con Fabio Fazio a Che Tempo Che fa, il capo dei 5 Stelle ha spiegato le sue ragioni: “Se andiamo al voto e vinciamo poi torniamo al Quirinale e ci dicono che non possiamo andare al governo. Per questo dico che bisogna mettere in Stato di accusa il Presidente. Bisogna parlamentarizzare tutto anche per evitare reazioni della popolazione”.

Ma non è così semplice: numerosi e laboriosi sono i passaggi previsti, tanto che non si è mai arrivati a completare il percorso. Il primo mai accusato fu Giovanni Leone, nel 1978, sesto presidente della Repubblica italiana. Lasciò l’incarico dopo una lunga campagna stampa che lo chiamava in causa relativamente allo scandalo Lockheed (illeciti nell’acquisto da parte dello Stato italiano di velivoli dagli Usa). Lasciò quando la direzione del Pci annunciò di voler avviare la procedura.

Poi ci fu il “Non ci sto” di Oscar Luigi Scalfaro che parlò di “gioco al massacro” e dell’esplosione dello scandalo Sisde come rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli per infangare la figura del capo dello Stato. Ma alla fine non ci fu nessuna richiesta in Parlamento. E infine Cossiga che ci andò davvero vicino nel 1990, nell’ambito della vicenda Gladio.

Oggi l’alto tradimento di Mattarella, secondo gli alleati giallo-verdi, starebbe nell’aver ostacolato la democrazia: “In Italia c’è un problema di democrazia – ha detto Di Maio – Non ci è stato permesso di fare il governo, eppure rappresentiamo circa il 60% dei voti, siamo i vincitori delle elezioni. Eravamo pronti a governare e ci è stato detto no. Sono molto arrabbiato”, dice, ripetendo le parole scritte su Facebook venerdì da Matteo Salvini.

Poi tira in ballo pure le agenzie di rating: “Il problema è che le agenzie di rating erano preoccupate per un uomo che andava a fare il ministro dell’Economia? Allora diciamocelo chiaramente che è inutile andare a votare e che decidono sempre le solite lobby. È un livello di scontro istituzionale mai visto. E il punto non è Savona: il punto è di capire se l’Italia è sovrana o no”.

Il capo politico dei 5 stelle ci va giù duro pesante: “Un criminale ministro si può, se hai criticato l’Europa no?”, si domanda. “Puoi essere Alfano, puoi avere fatto reati contro la pubblica amministrazione, puoi essere una persona sotto indagine per corruzione e il ministro lo puoi fare – prosegue – ma se hai criticato l’Europa non puoi permetterti neanche di fare il ministro dell’Economia in Italia”. E poi conclude minaccioso: “Ma non finisce qui”.